sabato 30 maggio 2009

Silvio, rispondi!!!


A pochi giorni dalle elezioni, divampa ancora, ardentemente, la polemica sul cosiddetto Noemigate.

Non si parla di Europa, non si parla della situazione di assoluta emergenza nella quale si trovano i fratelli abruzzesi terremotati in Abruzzo (che giustamente iniziano ad autorganizzarsi per fronteggiare le criticità di tutti i giorni non accettando di essere trattati come un "pubblico" per lo spettacolo del G8 che si rappresenterà), non si parla della crisi economica che ancora non si può ritenere superata vista la difficoltà di migliaia di famiglie di arrivare alla fine del mese con i loro salari sempre più leggeri oltre che per il rischio di restare pure senza lavoro, non si parla di un dissesto finanziario sempre meno trascurabile visto che si registra un crollo del Pil di quasi il 6% e un debito pubblico che stra raggiungendo e superando i 1750 miliardi di euro, non si parla approfonditamente delle Mafie (le si esalta, piuttosto, mandando un presunto colluso come il Presidente del Senato, Schifani, nel giorno della commemorazione di Giovanni Falcone, ad inaugurare un "villaggio della legalità"), non si parla della sicurezza sui luoghi di lavoro se non quando bisogna aggiornare le statistiche, conteggiando i nuovi "caduti di una guerra" che sembra infinita (gli ultimi 3 sono quelli sardi nell'impianto di raffineria della Saras), e rimpolpare una dialettica da "becchini" che non annovera la cultura della prevenzione e del rispetto per i familiari che ne piangono la scomparsa.

Di tutto questo non si parla.

Si parla di Noemi e della sua famiglia, del Premier e della sua imperitura capacità di dire menzogne a chiunque a lui si opponga, della sua più totale ed aberrante predisposizione a diffamare chi osa criticarlo nell'esercizio del suo dovere di informare e di coinvolgere l'opinione pubblica su fatti moralmente rilevanti su un Capo del Governo che preferisce destreggiarsi tra le lenzuola e in Camere "non propriamente parlamentari", con donnine a cui promettere in cambio di indecenti ed anonime prestazioni, qualche patinata copertina per il loro ruolo da protagoniste di uno spettacolo riluttante o per una meritevole vocazione politica da assecondare e da rilanciare, più che per i meriti qualificanti il suo operato ed espressi in nome del Popolo Italiano cosi ingenerosamente inviso e denigrato, per colpa sua, da tutta la stampa internazionale.

La Repubblica, diversi giorni fa, gli aveva formulato un questionario con dieci domande, atte a disvelare i misteri e a fare chiarezza su questo fronte.
Il Premier ha ritenuto di non dover rispondere, replicando piuttosto con invettive non propriamente tipiche di chi ha la coscienza pulita, rinvigorendo la sua tradizionale dialettica per quelli che lo criticano parlando di una sinistra che prova "invidia ed odio".

Onestamente questa storia mi ha stancato, perchè è soltanto l'ulteriore conferma di come, oggi, nel nostro Paese, bisogna essere dei ricchi magnacci senza alcuna moralità e con la piena consapevolezza che il proprio prestigio personale, oltre che successo professionale ed economico, è direttamente proporzionale a quanto si è capaci di delinquere e di prostituire a se e alla propria egolatria chiunque si incontri lungo il percorso di vita.

La Padania, il giornale della Lega Nord, noto giornale di comunisti, e più in generale di eversivi di sinistra, il 7 luglio 1998, scriveva: "Silvio riciclava i soldi della Mafia".. Il 27 ottobre 1998, poi, lo stesso giornale, costituito sempre da un "manipolo di malati mentali di sinistra", scriveva: "La Fininvest è nata da Cosa Nostra"..

Inoltre, sempre dall'archivio del medesimo giornale, emerge come sia stato Craxi, tra i padri (o meglio "padrini") fondatori del nascente Pdl, a spingere Berlusconi in politica, come siano stati occultati ingentissimi capitali per mezzo di holding sulle quali è stato costruito il suo impero economico, su come Dell'Utri abbia avuto rapporti con Cosa Nostra (conoscendo il personaggio, era prevedibile..) sin dai tempi di Bontade (uno dei boss più importanti della cupola siciliana, anni '80).

Ma soprattutto La Padania, il quotidiano della Lega Nord, nel '98 - '99, interroga il plenipotenziario e pluripregiudicato imprenditore milanese, con un questionario di circa 11 domande, che a confronto quelle formulate da La Repubblica sono la quinta essenza del nulla, volendo accertare esclusivamente la Verità su come, e attraverso quali soggetti, e visti i tantissimi miliardi di lire investiti, siano stati possibili gli interventi a "Milano2", l'affaire Italcantieri Srl, l'operazione Fininvest e cosi tutte le altre.

Leggete, pertanto, il questionario delle 11 domande, interrogatevi, meditate, ma soprattutto fatelo girare, perchè l'Informazione salverà questo nostro dannato e sciagurato Paese.

Io non mi arrenderò Mai..

lunedì 25 maggio 2009

Il Noemigate


Questi ultimissimi giorni sono stati caratterizzati da quelli che molti rivendincano come il "Noemigate", ossia l'incresciosa vicenda che coinvolte da un lato il nostro Premier dall'altro una ragazzina, neo maggiorenne, con la quale non sono chiari i rapporti, a quando essi risalgono e come si originano, e se le parole del padre, oltre ad una naturale protezione della figlia cosi velocemente ribaltata su tutte le prime pagine dei quotidiani nazionali, non implichino anche motivazioni ai più sconosciute.

Cerca di porsi delle domande e di fornire delle risposte, partendo contestualmente dai fatti, il bravissimo giornalista dell'Espresso, sul suo blog, Alessandro Giglioli.


C’è un tizio, già portaborse nel Psi napoletano, che di mestiere fa il dipendente comunale con un reddito di 12 mila euro l’anno che tuttavia possiede tre immobili, un negozio e un’edicola. C’è una domanda a cui questo signore non vuole assolutamente rispondere («Non dirò mai come ho conosciuto Berlusconi») e su cui Berlusconi ha dato una prima versione («Era l’autista di Craxi») poi da lui stesso smentita. Con questo signore, che non ha alcuna carica politica e non è conosciuto nel Pdl napoletano, Berlusconi discute delle candidature. C’è la figlia di questi che sostiene di essere stata «allevata» da Berlusconi e che ha partecipato (almeno) a una festa di Capodanno a Villa Certosa e a una cena a Villa Madama in cui viene presentata come stagista. C’è il premier che mente almeno su tre punti, cioè sul fatto di aver visto in tutto Noemi tre o quattro volte (lei invece dice di essere stata da lui «allevata» e racconta di andarlo a trovare a Palazzo Grazioli); di averla frequentata solo in presenza dei genitori (falso, se non altro per la festa di Capodanno in Sardegna e la cena a Villa Madama); di aver deciso all’ultimo momento di andare alla festa di Noemi (falso, il locale era stato controllato dagli uomini dei servizi nel pomeriggio in vista della visita del premier). C’è la moglie del premier che dopo aver saputo della visita di Berlusconi a Noemi decide di separarsi. C’è la ragazza che (direttamente?) fa sparire ogni traccia telematica del suo blog e del suo profilo su Facebook appena la sua vicenda diventa pubblica. C’è il premier che si rifiuta di rispondere a dieci semplici domande in merito postegli da uno dei principali quotidiani italiani.

Bene: siamo tutti sicuri che occuparsi di questa vicenda è allora una cosa bassa e volgare? Non è che invece, con queste premesse, ci dovrebbero essere due o trecento giornalisti sguinzagliati tra Portici e Secondigliano?


In quel guazzabuglio che è ormai diventato il Noemigate ci sono un paio di cosucce da chiarire, dopo il racconto di Gino Flaminio (ex fidanzato della signorina Noemi) pubblicato oggi da Repubblica. La prima cosa è che il racconto di Flaminio non coincide per niente con quello che sostiene l’ex assessore napoletano Arcangelo Martino. Uno dei due quindi mente: perché, o per conto di chi, solo il buon Dio lo sa. La seconda cosa - un pochino più strana - è che non tornano le date. Flaminio sostiene che Il rapporto tra Noemi e il presidente “comincia più o meno intorno all’ottobre 2008″, circa “quattro, cinque mesi dopo che il book era nelle mani dell’agenzia”. Si sta parlando del book scattato dal fotografo Gaetano Livigni in previsione di un casting a Mediaset. Ma il book in questione era stato scattato, a detta del Livigni, il 5 novembre 2008. Ancora: o mente il Livigni o mente il Flaminio. Perché, o per conto di chi, solo il buon Dio lo sa. Uln’altra cosuccia un po’ strana è che, sempre a detta del Livigni, quando la signorina Noemi si presenta al fotografo per il book - sia esso stato scattato a novembre o sei mesi prima - Noemi dice al fotografo che le “hanno già pagato il biglietto aereo per Milano”. E chiunque abbia un minimo di dimestichezza con i casting sa che questi viaggi non si pagano a una diciassettenne sconosciuta che non ha mai fatto assolutamente niente nel settore, prima ancora di vederne il book. Insomma, se fosse vero che le avevano già pagato il viaggio per Milano, pare improbabile che l’incontro con Berlusconi sia successivo agli scatti del book. Ancora: se (e sottolineo se) c’è un qualche nesso tra le proprietà immobiliari di Letizia Noemi e la sua conoscenza con il Cavaliere, beh è evidente che questa conoscenza precede tutta la storia del book, essendo gli immobili stati acquistati prima. Infine - poi la smetto: se il racconto del Flaminio è vero, sarebbe falso invece che Berlusconi abbia “allevato” la signorina Noemi, come da lei medesima dichiarato, e quindi o mente lui o mente lei, perché o per conto di chi etc etc.

Tutto ciò sia detto non per giocare ai piccoli investigatori, né per suffragare ipotesi alternative, ma solo perché basta leggere e confrontare le dichiarazioni dei vari protagonisti per capire che in questa storiaccia circolano parecchie balle. Segno che qualcuno si sta agitando parecchio, e chissà che non sia qualcuno il cui stipendio è pagato dai contribuenti.

Altro che fatto privato.


Piovono Rane, Il blog di Alessandro Giglioli, L'Espresso

domenica 24 maggio 2009

L’uomo appartiene alla Terra


Il Grande Capo a Washington ci manda a dire che desidera comprare la nostra terra. Il Grande Capo ci manda anche parole di amicizia e di buona volontà. Questo è gentile da parte sua perché noi sappiamo che egli ha poco bisogno della nostra amicizia in cambio. Ma noi prenderemo in considerazione la sua offerta. Perché sappiamo che se noi non vendiamo la nostra terra l’uomo bianco può venire con i fucili e prendersela.

Come è possibile comprare o vendere il cielo, il tepore della terra? L’idea è estranea a noi. Se noi non possediamo la freschezza dell’aria e lo scintillio dell’acqua sotto il sole, come potete voi comprarli?

Ogni zolla di questa terra è sacra al il mio popolo. Ogni lucente ago di pino, ogni riva sabbiosa, ogni lembo di bruma dei boschi ombrosi, ogni radura ed ogni ronzio di insetti è sacro nella memoria e nell’esperienza del mio popolo. La linfa che scorre nel cavo degli alberi reca con sé la memoria dell’uomo rosso.

I morti dell’uomo bianco dimenticano la loro terra natale quando vanno a passeggiare tra le stelle. I nostri morti non dimenticano mai questa terra meravigliosa, perché essa è la madre dell’uomo rosso. Noi siamo parte della terra e la terra è parte di noi. I fiori profumati sono nostre sorelle; il cervo, il cavallo, la grande aquila sono nostri fratelli; le creste rocciose, il profumo delle praterie, il calore dei pony e l’uomo, tutti appartengono alla stessa famiglia.

Per questo, quando il Grande Capo di Washington ci manda a dire che vuole comprare la nostra terra, ci chiede molto. Il Grande Capo ci manda a dire che ci riserverà uno spazio ove muoverci affinché possiamo vivere confortevolmente fra di noi. Egli sarà nostro padre e noi saremo i suoi figli.

Prenderemo, dunque, in considerazione la sua offerta. Ma non sarà facile. Questa terra è sacra per noi. Quest’acqua scintillante che scorre nei torrenti e nei fiumi non è solo acqua, è il sangue dei nostri padri. Se vi venderemo la nostra terra, dovete ricordarvi che essa è sacra e dovete insegnare ai vostri figli che essa è sacra e che ogni riflesso spirituale nell’acqua chiara dei laghi parla di avvenimenti e di ricordi nella vita del mio popolo. Il mormorio dell’acqua è la voce del padre di mio padre. I fiumi sono nostri fratelli, essi ci dissetano quando abbiamo sete. I fiumi trasportano le nostre canoe e nutrono i nostri figli. Se vi venderemo le nostre terre, dovete ricordarvi ed insegnarlo ai vostri figli, che i fiumi sono i nostri e i vostri fratelli e dovete usare per essi le stesse gentilezze che usereste per un fratello.

L’uomo rosso si è sempre ritirato di fronte all’uomo bianco che avanzava, come la foschia delle montagne corre prima del sole del mattino. Ma le ceneri dei nostri padri sono sacre. Le loro tombe sono suolo sacro, e così queste colline, questi alberi, questa parte di terra è per noi consacrata. Sappiamo che l’uomo bianco non comprende i nostri costumi. Per lui una parte di terra è uguale ad un’altra, perché è come uno straniero che irrompe furtivo nel cuore della notte e carpisce alla terra tutto quello che gli serve. La terra non è suo fratello ma suo nemico e quando l’ha conquistata passa oltre. Egli abbandona la tomba di suo padre dietro di sé e ciò non lo turba. Rapina la terra ai suoi figli, e non si preoccupa. La tomba di suo padre, il patrimonio dei suoi figli cadono nell’oblio. Egli tratta sua madre, la terra, e suo fratello, il cielo, come cose da comprare, sfruttare, vendere come si fa con le pecore o con le perline luccicanti. La sua ingordigia divorerà la terra e lascerà dietro di sé solo deserto.

Io non so. I nostri modi sono diversi dai vostri. La vista delle vostre città provoca dolore agli occhi dell’uomo rosso. Ma forse ciò è perché l’uomo rosso è selvaggio e non capisce. Non c’è nessun posto silenzioso nelle città dell’uomo bianco. Nessun luogo ove percepire lo schiudersi delle gemme a primavera, o ascoltare il fruscio delle ali di un insetto. Ma forse è perché io sono un selvaggio e non comprendo. Un assordante frastuono sembra insultare le orecchie. E quale significato ha vivere in quei posti se l’uomo non può ascoltare il grido solitario del caprimulgo o il chiacchierio delle rane attorno ad uno stagno? Io sono un uomo rosso e non capisco. L’indiano preferisce il suono dolce del vento che si slancia come una freccia sulla superficie di uno stagno, e l’odore del vento reso terso dalla pioggia meridiana o profumato dal pino pignone.

L’aria è preziosa per l’uomo rosso, giacché tutte le cose condividono lo stesso respiro: gli animali, gli alberi, gli uomini tutti condividono lo stesso respiro. L’uomo bianco non sembra dare importanza all’aria che respira; come un uomo in agonia da molti giorni egli è intorpidito dal puzzo. Ma se noi vi venderemo la nostra terra dovrete ricordarvi che l’aria per noi è preziosa, che l’aria condivide il suo spirito con tutto ciò che essa fa vivere. Il vento che diede il primo alito ai nostri nonni è lo stesso che raccolse il loro ultimo sospiro. E il vento deve dare anche ai nostri figli lo spirito della vita. E se noi vi venderemo la nostra terra voi la dovete custodire divisa come sacra, come un luogo dove anche l’uomo bianco può andare ad assaggiare il dolce vento che reca le fragranze della prateria.

Così prenderemo in esame la tua offerta di comprare la nostra terra. Se decideremo di accettare io porrò una condizione: l’uomo bianco dovrà trattare gli animali di questa terra come suoi fratelli.

Io sono un selvaggio e non conosco altro modo. Ho visto migliaia di carcasse di bisonti imputridire sulla prateria abbandonati dall’uomo bianco che gli ha sparato da un treno in corsa. Io sono un selvaggio e non comprendo come il “cavallo di ferro” fumante possa essere più importante del bisonte, che noi uccidiamo solo per vivere.

Che cos’è l’uomo senza gli animali? Se tutti gli animali scomparissero, l’uomo morirebbe per la grande solitudine del suo spirito. Perché quello che accade agli animali, presto accadrà all’uomo. Tutte le cose sono collegate tra loro.

Dovrete insegnare ai vostri figli che il suolo che calpestano è la cenere dei nostri nonni. Affinché i vostri figli rispettino la terra, dite loro che essa si arricchisce con la dipartita dei nostri congiunti. Insegnate ai vostri figli quello che noi abbiamo insegnato ai nostri figli: che la terra è la madre di tutti noi. Tutto ciò che accade alla terra, accade ai figli della terra. Se gli uomini sputano sulla terra essi sputano se stessi. Così noi sappiamo. La terra non appartiene all’uomo; l’uomo appartiene alla terra. Così noi sappiamo. Tutte le cose sono collegate come i membri di una famiglia sono legati dallo stesso sangue. Tutte le cose sono collegate. Tutto ciò che accade alla terra accade ai figli della terra. Non è l’uomo che tesse la trama della vita: egli ne è soltanto un filo. Tutto ciò che egli fa alla trama lo fa a sé stesso.

Persino l’uomo bianco, il cui Dio cammina e dialoga con lui come amico con amico, non può sottrarsi al destino comune. Dopo tutto, possiamo essere fratelli. Vedremo. Una cosa noi sappiamo che forse l’uomo bianco scoprirà un giorno: il nostro Dio è lo stesso Dio. Voi forse pensate che lo possedete come volete possedere la nostra terra; ma non lo potete. Egli è il Dio dell’uomo, e la Sua misericordia è uguale per l’uomo rosso e per l’uomo bianco. La terra è a Lui preziosa e nuocere alla terra è accumulare disprezzo sul suo Creatore.

Anche i bianchi passeranno, forse prima di tutte le altre tribù. Continuate a contaminare i giacigli dei vostri focolari e una notte soffocherete nei vostri stessi rifiuti.

Ma nel morire risplenderete luminosamente, infiammati dalla forza del Dio che vi ha portato in questa terra e per qualche motivo speciale vi ha dato il dominio su questa terra e sull’uomo rosso. Questo destino è per noi un mistero, perché non capiamo quando tutti i bisonti vengono massacrati, i cavalli selvaggi domati, i luoghi più segreti delle foreste violati da molti uomini e la vista delle colline fiorite rovinata dai fili che parlano. Dov’è il bosco? Andato. Dov’è l’aquila? Andata.

Come dire addio all’agile pony e alla caccia? E’ la fine della vita e l’inizio della sopravvivenza.

Così prenderemo in considerazione la tua offerta di comprare la nostra terra. Se saremo d’accordo dovrai assicurarci la riserva che ci hai promesso. Là, forse, potremo finire i nostri brevi giorni come desideriamo. Quando l’ultimo uomo rosso sarà scomparso dalla terra e la sua memoria sarà solo l’ombra di una nube attraverso la prateria, queste spiagge e queste foreste conterranno ancora gli spiriti del mio popolo. Perché essi amano questa terra, come il neonato ama il battito del cuore di sua madre. Quindi se noi vi venderemo la nostra terra amatela come noi l’abbiamo amata. Abbiatene cura come noi ne abbiamo avuta. Conservate nella vostra mente la memoria della terra come è quando la prendete. E con tutta la vostra forza, con tutta la vostra mente, con tutto il vostro cuore, preservatela per i vostri figli e amatela… come Dio ama tutti noi.

Una cosa noi sappiamo. Il nostro Dio è lo stesso Dio. Questa terra è preziosa per Lui. Nemmeno l’uomo bianco può essere esonerato dal comune destino.

Possiamo essere fratelli, dopo tutto. Vedremo.”


L’uomo appartiene alla Terra, dal Blog di Marco Boschini

sabato 23 maggio 2009

A Giovanni Falcone



Il 23 maggio del 1992, alle 17:58, il neo Procuratore Nazionale Antimafia, istituzione da lui fortemente voluta, Giovanni Falcone, con la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della sua scorta, Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Di Cillo, saltano in aria, con cinque quintali di tritolo ammucchiato in un cunicolo sotto il manto dell'autostrada tra l'aeroporto e Palermo, all'altezza di Capaci.

Con il cuore affranto, ma nel quale si cela una imperitura speranza e una mai doma voglia di Resistenza, sgorgano parole dalla profondissima emotività e commozione, a testimonianza di una ferita mai del tutto cicatrizzata e di un dolore che solo la Verità e la Giustizia potrebbero, forse, lenire.

E una carezza è rappresentata non soltanto dalla seguente poesia di una mia carissima amica, ma anche dalla successiva riflessione di un amico siciliano, che meglio di molta altra gente, ha la capacità e la forza di trascinarci, corresponsabilmente, in un Passato che non è passato, ma che è un eterno Presente.



Cari Giovanni Falcone e Paolo Borsellino vi scrivo sperando che lassù in cielo, da qualche parte, tra una stella e l'altra, possiate ascoltare queste mie parole..
Ero piccola quando appresi la notizia della vostra morte, sapevo poco di voi, sapevo solo che eravate due bravi giudici, era quello che sentivo dire dai miei genitori..

Di quei giorni ho solo un vago ricordo sbiadito.. ma una cosa fu per me chiara da subito.. Sarà stata la sensibilità e la percezione innata dei bambini, a farmi capire che era successo qualcosa di molto grave.. avevo capito che la vostra morte non era la solita notizia da radio e telegiornale.. come se ne sentono ogni giorno..

Avevo capito che la gente aveva perso degli angeli.. qualcosa di prezioso..
E cosi sono cresciuta.. e crescendo ho imparato a conoscervi e ad amarvi leggendo la vostra storia, le vostre vicende.. ed ho imparato ad apprezzare il vostro coraggio, a lottare per le cause giuste, a credere nella giustizia e in un mondo migliore.. perchè con voi lo è stato..

Ho imparato a credere nel valore dell'onestà e non mi vergogno a dire che tuttora quando si parla di voi, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, il mio cuore trabocca.. e un misto di emozioni, di tristezza e di dolore lo pervadono.. è piu' forte di me.. ma accanto al mio dolore ci sono sensazioni di gioia e felicità derivanti dal pensiero che anche se per poco, persone meravigliose come voi, hanno potuto gestire e fare onore al nostro sistema giudiziario che ormai va sempre più a fondo..

Mi chiedo se voi foste qui cosa pensereste.. cosa direste, cosa consigliereste a noi giovani cosi desiderosi di cambiare il mondo.. mi chiedo se dinanzi allo schifo a cui stiamo assistendo conservereste ancora quel vostro splendido e dolcissimo sorriso che porto dentro me da sempre..

Caro Giovanni, caro Paolo, mi mancate davvero.. ma anche se non siete qui fra noi farò in modo che ogni mia scelta di vita, ogni mio gesto e azione sarà riflesso dei vostri insegnamenti e del vostro esempio..

Il cielo nonostante la sua immensità non potrà mai contenere tutta la vostra Grandezza...
E forse è per questo che una parte di voi è rimasta qui sulla Terra.. nei nostri cuori e nelle nostre vite..

E sarà cosi per sempre..

Vi voglio Bene. Mariella


Da leggere, Falcone. Un uomo e la sua solitudine di Pino Finocchiaro

venerdì 22 maggio 2009

"Mentì per salvare Berlusconi"



Il Tribunale di Milano nello scorso mese di febbraio ha condannato David Mills alla reclusione per 4 anni e sei mesi, senza concessione delle attenuanti generiche, oltre al pagamento delle spese processuali, al risarcimento del danno e alla pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici.

Oggi è stata depositata la motivazione della sentenza.

Il reato accertato è quello di corruzione in atti giudiziari commesso da David Mills. Mills è stato pagato da Silvio Berlusconi perchè rendesse false testimonianze in alcuni processi che lo riguardavano ("Guardia di finanza"e "All Iberian").

La Presidenza del Consiglio si era costituita parte civile e le è stato riconosciuto il risarcimento del danno conseguente al reato commesso da Mills, che ha leso i diritti fondamentali della pubblica amministrazione. La somma liquidata per risarcire il danno è di € 250.000 oltre alle spese processuali pari a 25.000 € (calcolati sulla base delle 47 udienze che si sono svolte).

Il processo per la corruzione di David Mills da parte di Silvio Berlusconi si era aperto con il rinvio a giudizio di entrambi nel 2006 (per i reati previsti dagli articoli 110, 319, 319ter e 321 del codice penale e commessi fino al 1998). La posizione di Berlusconi era stata stralciata in seguito all'entrata in vigore del "lodo Alfano" sull'immunità alle c.d. alte cariche dello stato.

Il Tribunale ha motivato con queste parole la sanzione irrogata a Mills:

"Alla dimostrata colpevolezza segue l’applicazione a Mills Mackenzie Donald David delle sanzioni di seguito indicate.

Nel determinare l’entità della pena da infliggere deve essere, in primo luogo, considerata l’oggettiva gravità della condotta, di assoluta rilevanza nei procedimenti in cui è stata posta in essere, anche in ragione della qualità e del numero dei reati ivi giudicati;

va poi considerato il ruolo istituzionale di alcuni dei soggetti imputati nei procedimenti penali in cui David Mills rendeva falsa testimonianza;

lo spessore degli interessi economici in questione;

l’entità del danno causato alla parte lesa, come verrà infra illustrato.

Deve parimenti essere tenuta in considerazione l’inusitata intensità del dolo, evidenziata dalla natura non occasionale delle condotte e dalla inflessibile determinazione con cui le stesse sono state progettate e portate a compimento dall’autore in tempi diversi ed innanzi ad Autorità giudiziarie differenti.

Da ultimo, non può non evidenziarsi il movente sotteso alle condotte di Mills. Egli ha certamente agito da falso testimone, da un lato, per consentire a Silvio Berlusconi ed al Gruppo Fininvest l’impunità dalle accuse o, almeno, il mantenimento degli ingenti profitti realizzati attraverso il compimento delle operazioni societarie e finanziarie illecite compiute sino a quella data; dall’altro, ha contemporaneamente perseguito il proprio ingente vantaggio economico.

Il collegio deve sottolineare che parte del lavoro dibattimentale svolto è stato dedicato specificamente alla approfondita verifica della tesi difensiva offerta dallo stesso imputato in ordine alla provenienza alternativa, di carattere lecito, della somma corruttiva; tesi rivelatasi alla fine totalmente falsa e frutto di un astuto tentativo personale di precostituzione di prove".

19 maggio 2009: la sentenza del Tribunale di Milano che condanna David Mills


Leggere anche:

Sentenza Mills: "15 anni di schifezze. Illeciti, reati penali, violazioni fiscali..."


lunedì 18 maggio 2009

Terremoto e ricostruzione: Una questione di manganelli


Enti locali esautorati e militarizzazione del territorio, tensioni e senso di abbandono. E l’esecutivo teme per l’ordine pubblico.

La militarizzazione imposta in Abruzzo - a più di un mese dal sisma - rischia di diventare il vero punto debole del governo. Percepita inizialmente come efficienza nel coordinamento dei soccorsi e poi come prevenzione dello sciacallaggio, ora è proprio la crescente militarizzazione a provocare reazioni di dissenso tra gli sfollati. E la preoccupazione aumenta con l’avvicinarsi del G8. Evento di cui si sa poco (gli interventi e le opere previste sono, ovviamente, coperte dal segreto) ma di cui, comunque, si temono gli effetti. La situazione è sempre più pesante sia a L’Aquila che nelle altre aree colpite dal sisma.

Diversi quartieri e l’intero centro storico del capoluogo, insieme a quelli delle frazioni e dei comuni del circondario, sono stati dichiarati “zone rosse” in cui è impedito l’accesso agli stessi residenti. La notte scatta una sorta di coprifuoco in cui gli unici mezzi in movimento sono quelli di esercito e forze dell’ordine, mentre videocamere ed elicotteri attrezzati con visori notturni, tengono sotto controllo tutto ciò che si muove. Contemporaneamente, alle forze dell’ordine s’impartiscono ordini schizofrenici: si controllano gli scontrini ai venditori di porchetta ma non si vigila sullo smaltimento dei rifiuti, si cerca di impedire ai giornalisti di testimoniare le reali situazione di emergenza e contemporaneamente si abbassa l’attenzione sulla “conservazione” delle prove dei crolli “anomali”. Intanto, tra le decine di migliaia di sfollati ci si comincia a rendere conto che il primo mese è passato senza che nessun intervento sia stato realizzato per consentire almeno l’accesso nelle “zone rosse”: non solo non sono state rimosse le macerie o messi in sicurezza gli edifici pericolanti ma nelle abitazioni inagibili non sono stati nemmeno svuotati i frigoriferi, con rischi di possibili epidemie.

Con i primi dubbi, si manifestano i malumori dovuti agli ultimi provvedimenti presi nelle tendopoli gestite dalla Protezione civile. Da una settimana, agli sfollati sono stati imposti braccialetti e tesserini di riconoscimento da esibire a ogni accesso. L’erogazione del servizio mensa ai terremotati degli accampamenti autogestiti è stata sospesa, come è successo a Paganica o Civita di Bagno. In una tendopoli de L’Aquila, il servizio è stato negato ai vigili del fuoco che protestavano per la fila eccessiva. Non si tratta di circolari ufficiali della Protezione civile. A decidere il giro di vite sono i singoli capi campo che a ogni avvicendamento reinterpretano i regolamenti in maniera più o meno rigida, fino al punto di sfiorare il libero arbitrio: in alcune tendopoli, come a Fossa, alcuni residenti sono costretti a ridiscutere il diritto a una tenda a ogni cambio del capo di turno, che impone un’applicazione burocratica delle direttive.
In questo clima, molte associazioni di volontariato disertano i magazzini della Protezione civile, preferendo distribuire gli aiuti direttamente agli sfollati degli accampamenti spontanei.

Gli abruzzesi stanno lentamente uscendo dal trauma emotivo causato dal terremoto e cominciano a rendersi conto della situazione in cui sono precipitati. Rimane la paura delle scosse che non si fermano ma aumenta la consapevolezza del futuro che li attende, e non ci stanno.
Gli enti locali, esautorati di ogni potere reale, cominciano a reagire e tentano di rompere il muro di silenzio e di far sentire la loro voce critica. Nascono anche i comitati spontanei: prima quelli creati da gruppi di studenti, professionisti, insegnanti, artisti e associazioni culturali, sportive o di categoria, ora quelli nei singoli paesi o tendopoli. E la prima richiesta è quella dell’informazione. Sarà un caso, ma è stata interrotta da alcuni giorni la distribuzione gratuita dei principali quotidiani nelle tendopoli e le edicole aperte in tutto il territorio si contano sulle dita di una mano.

Per ognuno di essi un solo comune denominatore: autorganizzarsi per rivendicare i diritti elementari di cittadinanza. Le rivendicazioni sono numerose: critica serrata al decreto del governo; rifiuto della militarizzazione del territorio; lotta allo smembramento dell’università e al trasferimento delle sedi istituzionali in altri territori; diritto dei cittadini a decidere i modi e i tempi della ricostruzione; ripresa dell’economia locale; garanzie contro le infiltrazioni della criminalità organizzata; difesa del territorio e dell’ambiente; recupero di monumenti, centri storici e opere d’arte. La progressiva sospensione dello Stato di diritto ha creato numerosi problemi alla società civile. Ma quello che ora preoccupa il governo è che si verifichi una saldatura tra le rivendicazioni degli enti locali e quelle dei comitati spontanei. In questo quadro, i comportamenti muscolari della Protezione civile vengono letti anche come segnali di nervosismo.

Terremoto e ricostruzione: Una questione di manganelli di Angelo Venti da L’Aquila [su Left del 15 maggio 2009]

sabato 16 maggio 2009

Un Paese sempre più allo sbando



In questi giorni nei quali viene farneticamente e demagogicamente criminalizzato il "diverso", tanto meglio se questo è un immigrato clandestino, il cui sangue è il nuovo oggetto di culto delle xenofobe ronde armate di manganelli tinteggiati dal verde padano, e nei quali ci si dimentica completamente di tutti i dati e le ricerche elaborate dai vari osservatori che riferiscono di come quasi il 60% di quelli che arrivano sui barconi avrebbe diritto di richiedere l'asilo (nel rispetto non solo del Documento di Ginevra del 1951 ma anche dell'art.10 della Costituzione) e di come la stragrande maggioranza di questi raggiunge l'italia con l'ottica di provare a costruire il proprio futuro onestamente e nel nome delle leggi, lavorando e pagandone i contributi, succede esattamente quello che, forse, non accadrebbe neanche nei Paesi dove la tortura è stata istituzionalizzata come strumento per accertare la verità.

Un Paese nel quale le ronde porteranno le organizzazioni criminali, già fortificate enormemente nei territori con la politica delle estorsioni e dell'usura, ad avere un controllo dei medesimi in modo legale. Anomalia a norma di legge, gravissima, che contribuirà a decurtare le già esigue risorse alle Forze dell'Ordine, le uniche deputate a garantire la sicurezza dei cittadini e le uniche che detengono le competenze per farlo in modo efficace ed utile. Emblematico che nonostante una cronica assenza di mezzi e di risorse (le più note, tra le tante, di non avere fondi per la benzina e per le fotocopie), sono stati recentemente consegnati alla Giustizia, in tutta italia, migliaia di delinquenti, finanche alcuni dei latitanti più pericolosi appartenenti ai vari clan della camorra e di cosa nostra.

Con la 'ndrangheta, ormai infiltratasi nel nord italia, soprattutto in Lombardia, che ha, come rivelano sia il Procuratore Nazionale Antimafia Pietro Grasso sia alcuni collaboratori di giustizia ritenuti attendibili, le mani sulla Tav, sull'Expo 2015, su tutti i più grandi appalti di opere pubbliche cofinanziate dall'Unione Europea. E solitamente in tutti i cantieri edili, centinaia di migliaia in tutto il Paese, per opere pubbliche o private, grandi medie e piccole, da chi è costituita la manodopera e la maestranza?

Da extracomunitari, da cittadini stranieri, spesso immigrati e clandestini, che una volta arrivati nella nostra nazione, abbandonati dalle istituzioni che non ne riconoscono la valenza sociale ed economica, oltre che quella culturale e morale, vengono "ingaggiati" per essere sbattuti come animali e carne da macello nei cantieri, senza assicurazione, senza giusti compensi, senza diritti, senza alcuna tutela.. La sicurezza sui luoghi di lavoro, la salute degli operatori dei processi edilizi, i compensi o lo sfruttamento "a nero", ma anche l'induzione alla prostituzione da parte di tantissime donne disperate sfruttate come bambole per i giochi perversi di qualche magnate in giacca e cravatta, e più in generale le ignobili condizioni nelle quali versano questi esseri umani, non meritano alcuna attenzione, non meritano alcun provvedimento legislativo, non meritano alcuna pietas e compassione laica o cristiana..

No, questa gente, non solo deve essere allontanata vilmente come si vorrebbe allontanare da noi la peste, ma chi ha gli anticorpi, chi non vuole piegare la testa, chi con dignità ed umanità vuole denunciare, deve essere eliminato e distrutto nella sua cittadinanza con la privazione totale dei diritti e delle libertà individuali.. Mi chiedo, infine, se Obama, quando arriverà in luglio per il G8 abruzzese (lo spostamento nelle aree terremotate rispetto all'iniziale collocamento in Sardegna determinerà uno sperpero di risorse pubbliche di oltre 320 milioni di euro, come rivela l'Espresso, con impianti già costruiti che saranno consegnate ai vandali come cattedrali nel deserto), sarà obbligato a mostrare il suo permesso di soggiorno, visto l'assurdo e razzista reato di "immigrazione clandestina" introdotto; oppure se i giocatori del Milan, tutti o quasi extracomunitari, a milanello avranno i tornelli per accedere ai campi sportivi affinchè sia registrata più facilmente la loro condizione di rifiugiati politici; oppure se le "peripatetiche" amiche di molti parlamentari promotori di festini a base di droga o di orgie, vedi la storia dell'ex udc Cosimo Mele (naturalmente candidato per il consiglio provinciale di brindisi, perchè fa politica chi ha certi curriculum..), per poter continuare ad esercitare la loro professione saranno promosse subito in parlamento (l'ideale sarebbe come ministre..) per garantire non solo l'eternamente agognata immunità (come i non pochi onorevoli e senatori che si vogliono cosi difendere dai processi e non nei processi..) ma anche il poter esibire questi acclarati tentativi di integrazione e di accoglienza..


"Il paese in cui è bello riconoscersi è quello fatto di comportamenti non di monumenti. Io so che quella parte d'Italia che si è in questi anni comportata capendo e accogliendo, è quella parte che vede nei migranti nuove speranze e nuove forze per cambiare ciò che qui non siamo riusciti a mutare."


giovedì 14 maggio 2009

L'impotenza dei potenti



Al Tg1 delle 13:30 viene data la notizia dell'incarcerazione del Premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi, per aver violato gli arresti domiciliari che durano da 13 anni.. Lei che si è sempre battuta per la Democrazia nella sua martoriata Birmania.. Solo 18 secondi le sono stati dedicati.. Al Gran Premio di Roma di Formula Uno e a Vincenzo Mollica per il suo "spazio Cinema" diversi minuti..
Questa è Informazione..


P.s.: In memoria di Giuseppe Impastato.. Meglio conosciuto come Peppino, vittima innocente di Cosa Nostra, vittima innocente di chi l’antimafia la pratica solo con le parole..

mercoledì 13 maggio 2009

Bari e la Puglia


Bari e la Puglia, ieri.

Sono state sequestrate 100 mila tonnellate di rifiuti speciali, provenienti dalla centrale termoelettrica Enel di Brindisi, con i relativi arresti per i presunti responsabili. Sono stati arrestati 2 potenziali terroristi di Al Qaeda, che prevedevano un pericoloso attentato all'aereoporto internazionale di Parigi. E' iniziato, con un vizio di forma e relativo rinvio, a venerdi p.v., il processo all'ex governatore pugliese Raffaele Fitto (oggi, quindi, promosso con merito, Ministro degli Affari Regionali) per corruzione e turbativa d'asta.

Bari e la Puglia, oggi.

Centrali nucleari in arrivo anche in Puglia..


martedì 12 maggio 2009

Indigniamoci, indigniamoci, indigniamoci



Segnalo questa interessante lettura:
"Indigniamoci, indigniamoci, indigniamoci" di Sergio Lepri, tratta da Articolo 21


Cari amici, mi spinge a scrivervi il convegno che si è svolto giorni fa nella sede del Cnr, organizzato dall'Anpi, dall'università di Roma "Tor Vergata", dall'Ordine dei giornalisti e dalla Federazione della stampa. Tema: "Informazione, cuore della democrazia". Tanti sono stati i problemi sollevati; mi fermo su due. Il primo problema, denunziato dal Rettore: la perdita della memoria storica; il secondo problema, denunziato da Sergio Zavoli: la non percezione del pericolo. Ossia: è grave dimenticare le esperienze del passato; è grave che ci sia un pericolo, ma è ancora più grave che del pericolo non ci si renda conto.

Per la sua età il Vecchio Giornalista è largamente portatore di memoria e come tale non manca di percepire quei pericoli del momento che hanno molte analogie con pericoli antichi.
Il Vecchio Giornalista è nato e cresciuto sotto il fascismo e dei tanti brutti ricordi di quei tempi lontani ne ha uno che lo angustia ancora oggi e lo preoccupa: l'indifferenza, l'accettazione passiva da parte dei cittadini di ogni provvedimento del Regime, stupido o drammatico che fosse.

Ci dicevano un giorno che era proibito darsi del lei e bisognava darsi del voi; che stupidaggine, pensavamo, e ci davamo, in pubblico, del voi. Ci dicevano che non si doveva dire "insalata russa" (che brutto forestierismo!), ma "insalata tricolore"; che stupidaggine, pensavamo, e nei ristoranti chiedevamo, annoiati, "insalata tricolore". Leggevamo che Tunisi e Biserta erano una "pistola puntata verso l'Italia"; ma questo è un accenno di guerra, pensavamo, e cambiavamo discorso. Peggio: nel luglio del 1938 leggemmo il manifesto degli scienziati razzisti; antisemitismo? che stupidaggine, pensammo; e, non prevedendo quello che sarebbe accaduto solo un mese e mezzo più tardi, ne parlammo con gli stessi nostri amici ebrei e insieme (sì, anche loro) dicemmo: che stupidaggine. Stupidaggine e basta.

E' un fenomeno che il Vecchio giornalista ha ritrovato più tardi nelle società rette da sistemi autoritari, nella Spagna di Franco, nell'Unione Sovietica, di fronte alle parole e agli atti del Potere: non la rassegnazione, che comporta uno stato emotivo, ma l'accettazione passiva, indifferente di quelle parole e di quegli atti. Come quando grandina, e ci limitiamo a non uscire da un chiuso e rimanere al coperto.

Non succede oggi, amici, qualcosa del genere? Sono soltanto io, siamo soltanto in pochi a reagire con indignazione a certe decisioni del governo, a certi fatti abnormi nel campo dell'informazione?
Mi sembra che sia così, purtroppo. Conflitto di interessi, limitazione delle intercettazioni, lodo Alfano? parlarne è quasi una noia. E l'informazione dei telegiornali del Servizio pubblico? Anni fa ci scandalizzammo del "panino". Vi ricordate? "Panino", prima versione: "Dichiarazione del governo" - "Commento dell'opposizione" - a chiusura "Commento della maggioranza". "Panino", seconda versione (un perfezionamento): "Dichiarazione del governo" - "Commento dell'opposizione" - a chiusura "Commento della maggioranza non alla dichiarazione del governo ma al commento dell'opposizione".

Oggi, altro che "panino"; abbiamo la "fetta imburrata": "Dichiarazione dell'opposizione" e subito dopo, a volte in diretta, "Commento della maggioranza", a base di solidi argomenti come "Sono tutte falsità", "Sono farneticazioni", "Avrebbe fatto meglio a tacere" e così via.

Incredibile è che questa che Sergio Zavoli ha chiamato "mancanza di percezione del pericolo" si diffonda anche nella stampa che non è di Berlusconi o non gli è sottomessa. Esempio. Il rapporto annuale dell'americana "Freedom House, trasmesso dall'Ansa il 39 aprile scorso: l'Italia è in Europa il fanalino di coda in termini di libertà di stampa; l'Italia è scesa dalla fascia alta, quella dei paesi liberi, alla fascia intermedia dei paesi "parzialmente liberi", unico paese dell'Europa occidentale; la colpa: della concentrazione dei mezzi di comunicazione pubblici e privati nelle mani di un solo magnate.

Nessuna sorpresa se i telegiornali, anche quelli del Servizio pubblico, hanno ignorato il rapporto 2009 di un'organizzazione indipendente come "Freedom House", fondata negli Stati Uniti nel 1941 per la difesa della democrazia e della libertà nel mondo e la cui prima presidenza fu di Eleanor Roosevelt, la "first lady". Sorprende che ne abbiano parlato poco o niente anche i giornali che non appartengono all'area di destra e centrodestra. Giorni fa un collega che lavora in un uno di questi giornali, un giornale nazionale, mi ha detto di aver faticato a convincere direttore e colleghi a pubblicare un sunto del servizio dell'Ansa; è stato poi pubblicato, ma in una pagina interna, in basso.

Manca la percezione del pericolo, come dice Zavoli; manca l'indignazione, aggiungo io. Indigniamoci, amici, e facciamo sentire meglio la nostra indignazione; e sùbito; poi sarà troppo tardi.
Non sarà, forse, regime; non sarà dittatura; ma sicuramente qualcosa che non ci piace.

Deriva razzista



Il signor Matteo Salvini della Lega ha proposto di separare le etnie in metropolitana. Alcuni vagoni saranno riservati ai milanesi, altri agli ospiti stranieri. Viva la faccia della chiarezza! Questo signore non finge di essere politicamente corretto e reclama in modo aperto il ritorno alle divisioni su base etnica, alla segregazione, alla discriminazione.

La sub-cultura delle leggi razziali iniziò proprio così. Anche allora molti minimizzarono, altri fecero finta di non sentire e di non vedere. Il signor Salvini non è affatto un pazzo, ha solo portato alle estreme conseguenze umori e posizioni che la Lega ha spesso rappresentato e che hanno trovato diritto di cittadinanza nella proposta di legge sulla sicurezza che mercoledì (domani) sarà votata a colpi di fiducia.

In quella proposta rientreranno dalla finestra persino quegli emendamenti che erano già stati bocciati dal Parlamento. In queste ore, positivamente, si stanno moltiplicando le prese di posizione, anche a destra, di chi non vuole accettare una sostanziale cancellazione dei più elementari principi di cittadinanza e di accoglienza che stanno alla base di tutte le dichiarazioni internazionali, e che ispirano la nostra carta costituzionale. Non casualmente contro questi oltraggi hanno fatto sentire la loro voce tutte le associazioni del volontariato e la stessa conferenza episcopale che, tuttavia, dovrebbe interrogarsi sulla doppiezza etica e politica di chi dopo aver reso omaggio strumentale alle radici cristiane dell'Europa, non esita invece, anche in questo caso ad ispirare i propri comportamenti a forme che un tempo i teologi avrebbero definito “neo pagane” e scristianizzanti.

La decisione di porre la fiducia è in primo luogo un gesto di sfida contro questi valori ed un modo per imbavagliare e legare anche quanti, dentro la maggioranza, provano un sincero disagio per questi provvedimenti che rappresentano il contesto legislativo, etico e culturale, nel quale trovano spazio e comprensione le sparate dei vari Salvini, Borghezio e compagnia urlante.
Non sappiamo se qualche parlamentare della maggioranza troverà il coraggio per negare la fiducia e per far prevalere le ragioni della propria coscienza, di sicuro però non possiamo rassegnarci a considerare normali le espulsioni verso la Libia, i medici spia, la sospensioni dei dirittti per i clandestini, il riemergere di forme sempre più aggressive di razzismo.

Per queste ragioni articolo 21 chiederà a tutte le forze politiche, e non solo del centro sinistra, associative, sindacali, alle chiese, al mondo della cultura, dello spettacolo, del giornalismo, di promuovere una grande iniziativa nazionale che ribadisca la centralità dei diritti umani e dei diritti costituzionali per tutti, senza distinzione di razza, di sesso, di religione, senza distinzione alcuna. Sarebbe ora e tempo di far sentire la voce e la passione di una Italia civile, capace di andare oltre le tradizionali distinzioni di parte o di schieramento, anzi l’iniziativa sarebbe ancora più forte se vi prendessero parte anche quei movimenti e quelle personalità della destra che, in queste ore, non hanno esitato, anche a rischio di scontentare qualche elettore, a prendere le distanze dall ronde, dai presidi spia, dai medici in camicia verde…

L’Italia moderna non ha conosciuto, se non all’epoca del terrorismo, grandi manifestazioni unitarie per difendere i porincipi fondanti della comunità nazionale, questa potrebbe essere una ottima occasione per mettere insieme donne e uomini che sono e vogliono restare diversi, ma che non hanno e non avranno mai esitazione nella difesa dei più elementari principi di giustizia, libertà e rispetto della dignità umana.

sabato 9 maggio 2009

Aldo e Peppino.. Due volti di un'Italia dimenticata




Trentuno anni fa morivano Aldo Moro e Peppino Impastato.

Il primo, uno dei leader più discussi della Democrazia Cristiana, uno dei fautori del dialogo con Berlinguer per la definizione del Compromesso Storico, il 16 marzo del 1978, nel giorno della presentazione del nuovo governo Andreotti, in Via Fani, fu rapito durante un attentato nel corso del quale tutta la sua scorta fu massacrata e annientata.

Come ho scritto, lo scorso anno, in questo blog, in una riflessione dedicata alla "vicenda Moro" (che suggerisco di rileggere..), è probabile che dietro l'eliminazione fisica dello statista democristiano ci fosse la P2, costituita non soltanto da facinorosi e guerriglieri, ma anche da soggetti appartenenti alle deviate istituzioni.

Scrissi:

"Il 10 maggio 1978, all’indomani del ritrovamento del cadavere di Aldo Moro in via Caetani, il ministro dell’interno Francesco Cossiga si dimise con un comunicato che celava con cinica chiarezza la copertura offerta alla banda piduista vincitrice occulta sulla resa dello Stato. Non a caso quelle dimissioni consentirono alla P2 di mantenere il controllo dei servizi segreti e di pilotare le indagini sul sequestro e l’uccisione di Moro. Cossiga mentirà ai magistrati dicendo di aver conosciuto Gelli dopo il caso Moro tramite il segretario di Donat Cattin, Ilio Giasolli, ma Gelli invece, dichiarerà di aver conosciuto Cossiga nel 1972. Questo delitto di Stato rappresenta la pagina più torbida della storia della Repubblica italiana. Come si evince da qui, quindi, è probabile che prima ancora delle Brigate Rosse ad ammazzare, non materialmente, uno degli statisti migliori della nostra Repubblica, sia stata la loggia massonica P2 con la compiacenza di uomini, prima ancora che politici, indegni come Francesco Cossiga e di Giulio Andreotti che - dice Daniele Martinelli - pilotava e usava i servizi segreti per scopi personali e non per ragioni di Stato."

Il secondo, anche lui ricordato lo scorso anno con una riflessione in questo blog, invece, che per i primi vent'anni successivi la sua morte è stato condannato dalla Storia, ossia da Noi, all'indifferenza più assurda e vigliacca, grazie all'impegno del fratello Giovanni e del Centro Siciliano di Documentazione "Giuseppe Impastato" non è stato completamente dimenticato ed essi sono riusciti a tenere "sempre accesa la fiamma del ricordo di un uomo intenso, passionale, ostinato e determinato nell'affermazione del suo pensiero e della sua voglia di sentire, in una terra difficile come la Sicilia, il profumo della libertà e non il puzzo del compromesso, dei ricatti, delle violenze della Mafia."

Solo nel 2002 è stato condannato all'ergastolo il mandante del suo omicidio, Tano Badalamenti.

Dice il fratello Giovanni:

Fu un depistaggio sistematico, scientifico, che aveva un fine preciso: dopo averlo ucciso, Peppino andava anche rimosso; la cultura di regime voleva che la sua figura venisse dimenticata. Ci hanno provato in tutti i modi, ma non ci sono riusciti...

E aggiunge che:

Lottare contro la mafia è come lottare contro te stesso, contro un modo di pensare, di vivere... Contro una "forma mentis" che è nostra, perché la cultura mafiosa è profondamente radicata dentro di noi. Insomma, non abbiamo avuto come nemico solo la mafia, ma pure le Istituzioni.

Queste le parole di Peppino, con cui voglio chiudere questo puro ed umile atto di Memoria, affindando a ciascuno, come una carezza soave, la sua anima e il suo eroismo semplice e contemporaneo.

Mio padre, la mia famiglia, il mio paese! Io voglio fottermene! Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Io voglio urlare che mio padre è un leccaculo! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!


venerdì 8 maggio 2009

"E' il Potere dell'Imperatore sfrontato e senza ritegno"


Ieri sera, ad Annozero, una impeccabile Emma Bonino, ha testimoniato come "è il Potere dell'Imperatore sfrontato e senza ritegno", senza alcuna etica e moralità, che vive "nel ciarpame senza pudore", il vero pestilenziale virus che ha infettato questa malata terminale chiamata Italia..

giovedì 7 maggio 2009

''L'immoralita' e' insita nel nostro Paese''


Dallo scorso dicembre si autodefinisce un “cantastorie”. Lasciare il proprio lavoro di magistrato dopo oltre 41 anni trascorsi ad occuparsi di diritto penale dell'economia, di falsi in bilancio, di frodi fiscali e reati finanziari sicuramente non è stata una decisione facile. Non lo è mai quando si ha tanta passione.

“Lascio perché è sempre più difficile fare il magistrato. Sono allo studio riforme legislative che ridurranno i pm a puri dipendenti del ministero di Grazia e Giustizia. Ho sempre fatto il pubblico ministero in modo del tutto autonomo perché, a mio parere, non c' è differenza tra pm e giudice. Come pm ho sempre fatto un lavoro imparziale. Il pm chiede la condanna di un colpevole, non di un imputato. Non credo che possa essere identificato esclusivamente con l' accusa, preferisco definirlo come la parte pubblica che conduce l' indagine cercando di appurare la verità. Questo però presto diventerà impossibile. E quindi io non voglio trovarmi in una magistratura che non è più quella che conosco...”.
Così aveva spiegato la propria decisione lo scorso novembre.

Noi lo abbiamo raggiunto alla presentazione del suo nuovo libro: “La questione immorale”, tenutasi a Porto Sant'Elpidio, in provincia di Ascoli Piceno.

Dottor Tinti, quando si può parlare di “questione immorale”? La classe politica spesso usa questi termini ma poi si perde nel significato della parola stessa con atteggiamenti tutt'altro che morali...

“Io non farei esempi di moralità o immoralità della nostra classe dirigente. Il discorso è molto più ampio. Basta guardare la nostra situazione e la nostra storia. La rappresentanza politica che è presente in Parlamento non è certo nata oggi. Se il Paese, da anni ormai, esprime la propria preferenza per questa classe dirigente evidentemente questo significa che noi cittadini vogliamo essere rappresentati da certi soggetti, perché ci identifichiamo negli stessi. Poi va considerato che siamo in presenza di un circolo vizioso perché i cittadini non sono informati a causa di un tipo di informazione proprietaria che effettua un certo tipo di propaganda. Se il cittadino non viene informato, e non supera questo handicap tentando egli stesso di reperire informazioni tramite internet o quotidiani, ecco che i cittadini restano sudditi, continuando anche in futuro ad esprimere preferenze per leader che approfittano della situazione per proprio vantaggio. Ma la cosa ancora più preoccupante è che la nostra è una classe dirigente inquinata dal malaffare perché ad essere inquinato è il popolo italiano. E per dimostrare questo non serve fare grandi esempi, basta guardare alle piccole cose. Dalle auto parcheggiate in doppia fila, fino ai limiti di velocità mai rispettati. O ancora le leggi sulla parità di diritto tra uomini e donne sul lavoro o tra italiani e stranieri. Queste sono leggi che esistono ma che nel nostro Paese vengono raramente rispettate. E se si è così nel piccolo provate ad immaginare quando si ha tra le mani la gestione del potere”.

Come valuta il problema dell'informazione in Italia? Spesso si assiste alla scomparsa delle notizie. Per esempio in questi giorni Luigi De Magistris, dopo essere stato attaccato a reti unificate, è stato prosciolto da tutte le accuse che gli avevano addebitato. Sui giornali e in tv però nessuno o pochissimo risalto è stato dato a questa notizia, invece, importantissima.

Se ai tempi del terzo Reich Goebbels avesse avuto un ministero della propaganda come quello che abbiamo noi oggi staremmo ancora con il braccio alzato: efficientissimo. Si è assistito e stiamo tutt'ora assistendo a una delegittimazione della magistratura anche a livello subliminale. Persino nelle fiction ad apparire come eroi sono i poliziotti e i carabinieri. Il giudice è quello che “rompe”, un imbecille che non lavora o arriva sempre in ritardo. Anche tramite questi mezzi si fa passare il messaggio che la magistratura è qualcosa che frena il Paese così come dice il nostro ineffabile presidente del consiglio. Quindi appare ovvio che l'informazione, al momento di dare notizie che contrastano tale progetto, preferisce tacere. Mi stupisco dei giornali indipendenti. Avrebbero dovuto dare la notizia.

Restando in tema di delegittimazione una vera e propria strategia è stata ordita ai danni del “consulente” Gioacchino Genchi. La sua opinione a riguardo?

Questo fa parte dell'attacco contro le intercettazioni e della delegittimazione della magistratura e dei suoi funzionari. Hanno fatto credere che esistesse un grande archivio di telefonate registrate facendo intendere ai cittadini che siamo tutti spiati. Un allarme assurdo che l'informazione proprietaria ha reso credibile dando spazio ad opinioni di politici che per cognizione di causa o per non conoscenza, hanno strumentalizzato tutto questo per raggiungere il loro principale obiettivo che è quello di eliminare la possibilità di essere intercettati. Per quanto riguarda l'archivio del dottor Genchi voglio precisare una cosa. Il consulente, per definizione, ha con se la documentazione processuale. La possiede legittimamente perché è il pm a dargliela. Se si vuole effettuare un incrocio sui tabulati telefonici è chiaro che questi finiranno nelle mani del consulente. Un soggetto che dovrà essere sentito poi anche nell'eventuale processo. E se dovrà essere sentito riguardo ad un'indagine da lui compiuta perché non dovrebbe avere copia dei documenti su cui ha lavorato? Come potrebbe rispondere correttamente se no?

Per quanto riguarda le intercettazioni le principali imprese specializzate nell'eseguirle hanno minacciato il governo sia di non accettare futuri incarichi che di interrompere quelli già avviati se non verrà saldato il debito. Quale sarebbe il danno se ciò accadesse?

Secondo me il governo sarà contentissimo di questa cosa. Da tempo sta cercando di bloccare le intercettazioni, e se vi riuscirà senza fare leggi vergogna, prenderà due piccioni con una fava, risparmiando anche un sacco di soldi. Il danno per la giustizia sarebbe incalcolabile perché senza intercettazioni non si potranno più garantire se non quei processi più semplici come omicidi o quegli atti criminali commessi in flagranza di reato. Alcuni reati si scoprono solo tramite indagini complesse, lunghe e le intercettazioni sono fondamentali proprio in questi casi. Che così scomparirebbero dall'ordine dei processi.

Oggi si parla molto di necessità di maggior “controllo della magistratura”. C'è chi vorrebbe che quella italiana si uniformasse a quella straniera, sul modello degli Stati Uniti o della Svizzera.

Si può spiegare in due parole perché in Italia non può funzionare un sistema come questi. Negli Usa giudici ed i procuratori vengono eletti e sono direttamente appoggiati ad un partito. Questo implica una serie di aspetti. E' ovvio che alla fine del suo mandato il procuratore dovrà rendere conto al proprio elettorato. Dal suo agire può dipendere una rielezione o addirittura un avanzamento di carriera a sindaco o governatore. La domanda che subito sorge spontanea è “se può subire pressioni come può svolgere serenamente il proprio lavoro?”. Posso raccontare un episodio che ha coinvolto un collega svizzero. Svolgendo delle indagini su una banca questi era arrivato a scoprire delle movimentazioni con il ministero della giustizia, occupato da uno dei membri del partito che lo aveva eletto procuratore. Alle pressioni che arrivarono rispose con tono minacciando un coinvolgimento della stampa nel caso in cui non avesse più potuto porre a compimento l'indagine. Ecco perché in Italia questo sistema non potrebbe funzionare. Perché la stampa è fortemente intrecciata con la politica mentre all'estero no. A prescindere da questo poi credo che il sistema italiano sia migliore per un semplice motivo. Il giudice è un impiegato dello Stato. Non ci sono elezioni ma dei concorsi e la carriera è dettata dal merito. Ogni mese percepisce uno stipendio a prescindere da quello che sarà il suo giudizio ad un processo. Per questo potrà svolgere il lavoro con assoluta serenità. Certo è vero che può esserci il pm o il giudice corrotto con suoi progetti ed il suo santo protettore politico ma questi sono da considerare come una patologia, una malattia, e non rappresentano l'intera categoria.

Vista la situazione generale quali possono essere gli anticorpi per far fronte al grave stato che ci ha descritto?

“Per prima cosa devo fare una considerazione. Io ho fatto l'impiegato tutta la vita. Io sono un tecnico, quando parlo di giustizia e di diritto; non mi sottraggo a queste domande anche se il mio giudizio vale come quello di qualunque altro. Detto ciò io ripeto ancora una volta che non posso pensare ad una Paese che esprime una classe dirigente diversa da ciò che il Paese stesso è. In un Paese sano non emerge una classe dirigente classe dirigente fondata sul malaffare. E' impossibile. Magari ci sarà una quota fisiologica di politici disonesti ma nel complesso la classe dirigente è sana ed efficiente. In un paese in cui i cittadini per primi non rispettano le regole è ovvio che emerga una classe dirigente di questo tipo. Se questo è vero, e non ho l'autorità per dire se è così o no, allora è dura uscirne perché bisogna aspettare una generazione di cittadini diversa da quella attuale. E quando arriverà chi la educherà? Come? Quindi, purtroppo, c'è da essere pessimisti”.


''L'immoralita' e' insita nel nostro Paese'', Intervista di Aaron Pettinari a Bruno Tinti, Antimafia Duemila

mercoledì 6 maggio 2009

Giro di vite: un anno dopo



In questi giorni, nei quali festeggio il primo anno di vita di questo Blog, aperto il 3 maggio dell'anno scorso, che ha registrato, finora, l'accesso di oltre 17 mila persone alle quali va tutto il mio ringraziamento sincero per aver voluto leggere le mie riflessioni e per averle talvolta commentate, sto riflettendo, in modo assolutamente sereno e senza più alcuna illusione, su come, sempre più, questo mio amato Paese si sta sgretolando in infiniti granelli di sabbia che simboleggiano pienamente una totale perdita di consistenza e di autorevolezza sotto molteplici punti di vista.

Il terremoto in Abruzzo (con tutti i suoi mille rivoli, molti dei quali, non per colpa dei terremotati, di una pateticità e miserabilità inaudita a causa delle scorribande giornaliere di chi ha marciato e continuerà a marciare sul dolore e la disperazione della povera gente per luridi interessi personali e propagandistici), le vicende giudiziarie dei dott. De Magistris e Genchi (con linciaggi mediatici sempre molto tonici e vigorosi orditi anche da una stampa compiacente che ha dato risalto ed enfasi alle parole di quanti li volevano vedere agonizzanti e massacrati, rei di essere degli "scandali per la democrazia", salvo poi essere omertosamente tutti assenti quando i diversi Tribunali hanno dato ragione ai due servitori dello Stato), il declassamento dell'Italia in paese "parzialmente libero" per quanto attiene la libertà di informazione (a causa dello "storico" e mai risolto conflitto di interessi del nostro Premier che concentra e assembla nella sua persona in modo perentorio e incostituzionale il potere politico con quello economico e mediatico dato dal possesso di giornali e televisioni), la separazione del medesimo dalla sua consorte, le continue calunnie e diffamazioni ordite da pseudo giornalisti, nient'altro che impiegati di redazioni, verso tutti coloro i quali, a prescindere dalla loro natura umana e professionale, cercano di perseverare nel loro rigore morale e nella loro capacità di non piegare la testa davanti agli abusi scellerati del Potere. E cosi tanti altri "fatterelli" più o meno importanti che si sono succeduti a ritmo sempre più incalzante dietro i quali è molto difficile non solo non perdere l'orientamento civile, ma anche non gettare "la spugna" in senso di resa considerata la profonda invasività di questa dimensione corroborata dal marcio e dalla corruzione, dal malaffare e dal servilismo.

E cosi, oltre a tutto questo, ci tocca registrare, da un lato, anche in vista delle imminenti elezioni amministrative ed europee, come la "mignottocrazia" della politica italiana è stata sdoganata completamente nella nostra quotidianità e nella società odierna dal Partito Del Letto (Pdl) attraverso una visione orizzontale delle donne e degli affari; dall'altro, oltre alla continua e tradizionale inesistenza di tutto quello che può essere declinato come "opposizione", possiamo riscontrare come oggi sempre più, in modo strategico e fondamentale, tocca ai Cittadini dotarsi di "elmetto" e impegnarsi in una quotidiana e mai doma Resistenza, facendo sempre ed inesorabilmente il proprio Dovere, affinchè valori importanti come quelli insiti nella Costituzione mai ci abbandonino e mai vedano in noi arruolati "manganellatori" pronti a massacrarli e a smantellarli nella agonizzante bramosia di un Potere cieco e finto, millantato e perverso, che non può che portarci, ancor più, nel baratro e all'epilessia sociale.

martedì 5 maggio 2009

Il "revisionismo" di Marcello


Gli italiani si stupiscono, disinteressandosene comunque, che il loro paese è stato giudicato "parzialmente libero" per quanto attiene la libertà di informazione, ma non si scandalizzano affatto che un condannato per mafia, tra i peggiori, il senatore Marcello Dell'Utri, "revisioni" la Storia, violentandola, affermando che Mussolini "era troppo buono, .. era un uomo straordinario".

lunedì 4 maggio 2009

Cattive frequentazioni


"..non posso stare con un uomo che frequenta le minorenni..".
Speriamo che anche gli italiani presto dicano "non possiamo stare con un uomo che frequenta i corruttori e i mafiosi.."

Silvio e Veronica, tema privato o pubblico?, di Giuseppe Giulietti, Articolo 21

venerdì 1 maggio 2009

"Il mondo che vorrei, senza precarietà sul lavoro né armi nucleari"


"C'è uno scarsissimo investimento sui giovani e una sostanziale sregolatezza nell'affrontare il problema. E' chiaro che il Paese vive una condizione di crisi economica generale ma molte sono le scelte radicalmente sbagliate. A cominciare dalle norme sul precariato". Così Paola Turci cantautrice romana sensibile e combattiva nei confronti delle ingiustizie nel nostro Paese e all'estero (si guadagna il premio Amnesty Italia 2006 per un brano sulla tragedia del Rwanda) parla del lavoro e del Primo Maggio, che la vedrà impegnata sul palco del Concertone di piazza del Popolo.

Sei tra i protagonisti del concerto del Primo Maggio a Roma. Un appuntamento ricorrente ma che ogni anno sembra rivestire un ruolo più importante in relazione alle condizioni di lavoro sempre più precarie.
Il valore simbolico del Primo Maggio è molto forte, oggi più che mai. E il tema del lavoro non può lasciarci indifferenti. Non si tratta solo di ricordarlo, evocarlo. E' necessario che ci si metta intorno a un tavolo per ragionare, in modo diverso, su come affrontare le problematiche sempre più drammatiche del mondo del lavoro, l'incertezza, le paure...

Sei una cantante ma con le antenne alzate su ciò che succede nel nostro Paese. E canti le ingiustizie che si perpetrano in Italia. Qual è oggi la prima ingiustizia nel mondo del lavoro?
C'è uno scarsissimo investimento sui giovani e una sostanziale sregolatezza nell'affrontare il problema. E' chiaro che il Paese vive una condizione di crisi economica generale ma molte sono le scelte radicalmente sbagliate. A cominciare dalle norme sul precariato.

"...l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro". Il primo articolo della nostra Carta Costituzionale è rispettato nella sostanza oltre che nell'enunciato?
Siamo un grande Paese, una grande macchina in cui il lavoro è il motore. Se però non funziona è inutile avere una splendida carrozzeria...

Il palco del Primo Maggio è un buon contesto per dirlo.
Per me ha una duplice valenza. Perchè ha un tema di forte impegno ed impatto, e poi perchè è un grande concerto rock, la nostra piccola "Woodstock" da tanti anni. Quando vengo invitata invitata a partecipare se posso aderisco sempre con entusiasmo. Canterò quest'anno un brano di Leonard Cohen insieme a Castellitto che reciterà una bellissima lettura scritta da Margaret Mazzantini.

Non avrà potenzialità rivoluzionarie ma la musica, oggi, ha ancora la capacità di sensibilizzare le coscienze?
Ne ha moltissime, anche una sola canzone può avere un effetto dirompente perchè può dare un'emozione, informare e stimolare l'attenzione dei giovani su un tema importante. Vale per la musica ma anche per il cinema. Vale per la cultura e lo spettacolo in generale.

"Il mondo che vorrei" (dall'ultimo cd di Vasco Rossi, star del concerto) è il titolo che quest'anno gli organizzatori hanno scelto di dare al concertone. Esprimi il tuo desiderio su un aspetto del mondo che vorresti cambiare prioritariamente.
Per essere a metà dell'opera dovremmo sbarazzarci delle armi nucleari. Sarebbe un passo grandissimo per ottenere maggiore dialogo tra le popolazione mondiali e per superare quella retorica che spesso riguarda anche temi come la pace e la non violenza.



Primo Maggio: "Il mondo che vorrei, senza precarietà sul lavoro né armi nucleari", Stefano Corradino, Articolo 21