sabato 30 maggio 2009

Silvio, rispondi!!!


A pochi giorni dalle elezioni, divampa ancora, ardentemente, la polemica sul cosiddetto Noemigate.

Non si parla di Europa, non si parla della situazione di assoluta emergenza nella quale si trovano i fratelli abruzzesi terremotati in Abruzzo (che giustamente iniziano ad autorganizzarsi per fronteggiare le criticità di tutti i giorni non accettando di essere trattati come un "pubblico" per lo spettacolo del G8 che si rappresenterà), non si parla della crisi economica che ancora non si può ritenere superata vista la difficoltà di migliaia di famiglie di arrivare alla fine del mese con i loro salari sempre più leggeri oltre che per il rischio di restare pure senza lavoro, non si parla di un dissesto finanziario sempre meno trascurabile visto che si registra un crollo del Pil di quasi il 6% e un debito pubblico che stra raggiungendo e superando i 1750 miliardi di euro, non si parla approfonditamente delle Mafie (le si esalta, piuttosto, mandando un presunto colluso come il Presidente del Senato, Schifani, nel giorno della commemorazione di Giovanni Falcone, ad inaugurare un "villaggio della legalità"), non si parla della sicurezza sui luoghi di lavoro se non quando bisogna aggiornare le statistiche, conteggiando i nuovi "caduti di una guerra" che sembra infinita (gli ultimi 3 sono quelli sardi nell'impianto di raffineria della Saras), e rimpolpare una dialettica da "becchini" che non annovera la cultura della prevenzione e del rispetto per i familiari che ne piangono la scomparsa.

Di tutto questo non si parla.

Si parla di Noemi e della sua famiglia, del Premier e della sua imperitura capacità di dire menzogne a chiunque a lui si opponga, della sua più totale ed aberrante predisposizione a diffamare chi osa criticarlo nell'esercizio del suo dovere di informare e di coinvolgere l'opinione pubblica su fatti moralmente rilevanti su un Capo del Governo che preferisce destreggiarsi tra le lenzuola e in Camere "non propriamente parlamentari", con donnine a cui promettere in cambio di indecenti ed anonime prestazioni, qualche patinata copertina per il loro ruolo da protagoniste di uno spettacolo riluttante o per una meritevole vocazione politica da assecondare e da rilanciare, più che per i meriti qualificanti il suo operato ed espressi in nome del Popolo Italiano cosi ingenerosamente inviso e denigrato, per colpa sua, da tutta la stampa internazionale.

La Repubblica, diversi giorni fa, gli aveva formulato un questionario con dieci domande, atte a disvelare i misteri e a fare chiarezza su questo fronte.
Il Premier ha ritenuto di non dover rispondere, replicando piuttosto con invettive non propriamente tipiche di chi ha la coscienza pulita, rinvigorendo la sua tradizionale dialettica per quelli che lo criticano parlando di una sinistra che prova "invidia ed odio".

Onestamente questa storia mi ha stancato, perchè è soltanto l'ulteriore conferma di come, oggi, nel nostro Paese, bisogna essere dei ricchi magnacci senza alcuna moralità e con la piena consapevolezza che il proprio prestigio personale, oltre che successo professionale ed economico, è direttamente proporzionale a quanto si è capaci di delinquere e di prostituire a se e alla propria egolatria chiunque si incontri lungo il percorso di vita.

La Padania, il giornale della Lega Nord, noto giornale di comunisti, e più in generale di eversivi di sinistra, il 7 luglio 1998, scriveva: "Silvio riciclava i soldi della Mafia".. Il 27 ottobre 1998, poi, lo stesso giornale, costituito sempre da un "manipolo di malati mentali di sinistra", scriveva: "La Fininvest è nata da Cosa Nostra"..

Inoltre, sempre dall'archivio del medesimo giornale, emerge come sia stato Craxi, tra i padri (o meglio "padrini") fondatori del nascente Pdl, a spingere Berlusconi in politica, come siano stati occultati ingentissimi capitali per mezzo di holding sulle quali è stato costruito il suo impero economico, su come Dell'Utri abbia avuto rapporti con Cosa Nostra (conoscendo il personaggio, era prevedibile..) sin dai tempi di Bontade (uno dei boss più importanti della cupola siciliana, anni '80).

Ma soprattutto La Padania, il quotidiano della Lega Nord, nel '98 - '99, interroga il plenipotenziario e pluripregiudicato imprenditore milanese, con un questionario di circa 11 domande, che a confronto quelle formulate da La Repubblica sono la quinta essenza del nulla, volendo accertare esclusivamente la Verità su come, e attraverso quali soggetti, e visti i tantissimi miliardi di lire investiti, siano stati possibili gli interventi a "Milano2", l'affaire Italcantieri Srl, l'operazione Fininvest e cosi tutte le altre.

Leggete, pertanto, il questionario delle 11 domande, interrogatevi, meditate, ma soprattutto fatelo girare, perchè l'Informazione salverà questo nostro dannato e sciagurato Paese.

Io non mi arrenderò Mai..

lunedì 25 maggio 2009

Il Noemigate


Questi ultimissimi giorni sono stati caratterizzati da quelli che molti rivendincano come il "Noemigate", ossia l'incresciosa vicenda che coinvolte da un lato il nostro Premier dall'altro una ragazzina, neo maggiorenne, con la quale non sono chiari i rapporti, a quando essi risalgono e come si originano, e se le parole del padre, oltre ad una naturale protezione della figlia cosi velocemente ribaltata su tutte le prime pagine dei quotidiani nazionali, non implichino anche motivazioni ai più sconosciute.

Cerca di porsi delle domande e di fornire delle risposte, partendo contestualmente dai fatti, il bravissimo giornalista dell'Espresso, sul suo blog, Alessandro Giglioli.


C’è un tizio, già portaborse nel Psi napoletano, che di mestiere fa il dipendente comunale con un reddito di 12 mila euro l’anno che tuttavia possiede tre immobili, un negozio e un’edicola. C’è una domanda a cui questo signore non vuole assolutamente rispondere («Non dirò mai come ho conosciuto Berlusconi») e su cui Berlusconi ha dato una prima versione («Era l’autista di Craxi») poi da lui stesso smentita. Con questo signore, che non ha alcuna carica politica e non è conosciuto nel Pdl napoletano, Berlusconi discute delle candidature. C’è la figlia di questi che sostiene di essere stata «allevata» da Berlusconi e che ha partecipato (almeno) a una festa di Capodanno a Villa Certosa e a una cena a Villa Madama in cui viene presentata come stagista. C’è il premier che mente almeno su tre punti, cioè sul fatto di aver visto in tutto Noemi tre o quattro volte (lei invece dice di essere stata da lui «allevata» e racconta di andarlo a trovare a Palazzo Grazioli); di averla frequentata solo in presenza dei genitori (falso, se non altro per la festa di Capodanno in Sardegna e la cena a Villa Madama); di aver deciso all’ultimo momento di andare alla festa di Noemi (falso, il locale era stato controllato dagli uomini dei servizi nel pomeriggio in vista della visita del premier). C’è la moglie del premier che dopo aver saputo della visita di Berlusconi a Noemi decide di separarsi. C’è la ragazza che (direttamente?) fa sparire ogni traccia telematica del suo blog e del suo profilo su Facebook appena la sua vicenda diventa pubblica. C’è il premier che si rifiuta di rispondere a dieci semplici domande in merito postegli da uno dei principali quotidiani italiani.

Bene: siamo tutti sicuri che occuparsi di questa vicenda è allora una cosa bassa e volgare? Non è che invece, con queste premesse, ci dovrebbero essere due o trecento giornalisti sguinzagliati tra Portici e Secondigliano?


In quel guazzabuglio che è ormai diventato il Noemigate ci sono un paio di cosucce da chiarire, dopo il racconto di Gino Flaminio (ex fidanzato della signorina Noemi) pubblicato oggi da Repubblica. La prima cosa è che il racconto di Flaminio non coincide per niente con quello che sostiene l’ex assessore napoletano Arcangelo Martino. Uno dei due quindi mente: perché, o per conto di chi, solo il buon Dio lo sa. La seconda cosa - un pochino più strana - è che non tornano le date. Flaminio sostiene che Il rapporto tra Noemi e il presidente “comincia più o meno intorno all’ottobre 2008″, circa “quattro, cinque mesi dopo che il book era nelle mani dell’agenzia”. Si sta parlando del book scattato dal fotografo Gaetano Livigni in previsione di un casting a Mediaset. Ma il book in questione era stato scattato, a detta del Livigni, il 5 novembre 2008. Ancora: o mente il Livigni o mente il Flaminio. Perché, o per conto di chi, solo il buon Dio lo sa. Uln’altra cosuccia un po’ strana è che, sempre a detta del Livigni, quando la signorina Noemi si presenta al fotografo per il book - sia esso stato scattato a novembre o sei mesi prima - Noemi dice al fotografo che le “hanno già pagato il biglietto aereo per Milano”. E chiunque abbia un minimo di dimestichezza con i casting sa che questi viaggi non si pagano a una diciassettenne sconosciuta che non ha mai fatto assolutamente niente nel settore, prima ancora di vederne il book. Insomma, se fosse vero che le avevano già pagato il viaggio per Milano, pare improbabile che l’incontro con Berlusconi sia successivo agli scatti del book. Ancora: se (e sottolineo se) c’è un qualche nesso tra le proprietà immobiliari di Letizia Noemi e la sua conoscenza con il Cavaliere, beh è evidente che questa conoscenza precede tutta la storia del book, essendo gli immobili stati acquistati prima. Infine - poi la smetto: se il racconto del Flaminio è vero, sarebbe falso invece che Berlusconi abbia “allevato” la signorina Noemi, come da lei medesima dichiarato, e quindi o mente lui o mente lei, perché o per conto di chi etc etc.

Tutto ciò sia detto non per giocare ai piccoli investigatori, né per suffragare ipotesi alternative, ma solo perché basta leggere e confrontare le dichiarazioni dei vari protagonisti per capire che in questa storiaccia circolano parecchie balle. Segno che qualcuno si sta agitando parecchio, e chissà che non sia qualcuno il cui stipendio è pagato dai contribuenti.

Altro che fatto privato.


Piovono Rane, Il blog di Alessandro Giglioli, L'Espresso

domenica 24 maggio 2009

L’uomo appartiene alla Terra


Il Grande Capo a Washington ci manda a dire che desidera comprare la nostra terra. Il Grande Capo ci manda anche parole di amicizia e di buona volontà. Questo è gentile da parte sua perché noi sappiamo che egli ha poco bisogno della nostra amicizia in cambio. Ma noi prenderemo in considerazione la sua offerta. Perché sappiamo che se noi non vendiamo la nostra terra l’uomo bianco può venire con i fucili e prendersela.

Come è possibile comprare o vendere il cielo, il tepore della terra? L’idea è estranea a noi. Se noi non possediamo la freschezza dell’aria e lo scintillio dell’acqua sotto il sole, come potete voi comprarli?

Ogni zolla di questa terra è sacra al il mio popolo. Ogni lucente ago di pino, ogni riva sabbiosa, ogni lembo di bruma dei boschi ombrosi, ogni radura ed ogni ronzio di insetti è sacro nella memoria e nell’esperienza del mio popolo. La linfa che scorre nel cavo degli alberi reca con sé la memoria dell’uomo rosso.

I morti dell’uomo bianco dimenticano la loro terra natale quando vanno a passeggiare tra le stelle. I nostri morti non dimenticano mai questa terra meravigliosa, perché essa è la madre dell’uomo rosso. Noi siamo parte della terra e la terra è parte di noi. I fiori profumati sono nostre sorelle; il cervo, il cavallo, la grande aquila sono nostri fratelli; le creste rocciose, il profumo delle praterie, il calore dei pony e l’uomo, tutti appartengono alla stessa famiglia.

Per questo, quando il Grande Capo di Washington ci manda a dire che vuole comprare la nostra terra, ci chiede molto. Il Grande Capo ci manda a dire che ci riserverà uno spazio ove muoverci affinché possiamo vivere confortevolmente fra di noi. Egli sarà nostro padre e noi saremo i suoi figli.

Prenderemo, dunque, in considerazione la sua offerta. Ma non sarà facile. Questa terra è sacra per noi. Quest’acqua scintillante che scorre nei torrenti e nei fiumi non è solo acqua, è il sangue dei nostri padri. Se vi venderemo la nostra terra, dovete ricordarvi che essa è sacra e dovete insegnare ai vostri figli che essa è sacra e che ogni riflesso spirituale nell’acqua chiara dei laghi parla di avvenimenti e di ricordi nella vita del mio popolo. Il mormorio dell’acqua è la voce del padre di mio padre. I fiumi sono nostri fratelli, essi ci dissetano quando abbiamo sete. I fiumi trasportano le nostre canoe e nutrono i nostri figli. Se vi venderemo le nostre terre, dovete ricordarvi ed insegnarlo ai vostri figli, che i fiumi sono i nostri e i vostri fratelli e dovete usare per essi le stesse gentilezze che usereste per un fratello.

L’uomo rosso si è sempre ritirato di fronte all’uomo bianco che avanzava, come la foschia delle montagne corre prima del sole del mattino. Ma le ceneri dei nostri padri sono sacre. Le loro tombe sono suolo sacro, e così queste colline, questi alberi, questa parte di terra è per noi consacrata. Sappiamo che l’uomo bianco non comprende i nostri costumi. Per lui una parte di terra è uguale ad un’altra, perché è come uno straniero che irrompe furtivo nel cuore della notte e carpisce alla terra tutto quello che gli serve. La terra non è suo fratello ma suo nemico e quando l’ha conquistata passa oltre. Egli abbandona la tomba di suo padre dietro di sé e ciò non lo turba. Rapina la terra ai suoi figli, e non si preoccupa. La tomba di suo padre, il patrimonio dei suoi figli cadono nell’oblio. Egli tratta sua madre, la terra, e suo fratello, il cielo, come cose da comprare, sfruttare, vendere come si fa con le pecore o con le perline luccicanti. La sua ingordigia divorerà la terra e lascerà dietro di sé solo deserto.

Io non so. I nostri modi sono diversi dai vostri. La vista delle vostre città provoca dolore agli occhi dell’uomo rosso. Ma forse ciò è perché l’uomo rosso è selvaggio e non capisce. Non c’è nessun posto silenzioso nelle città dell’uomo bianco. Nessun luogo ove percepire lo schiudersi delle gemme a primavera, o ascoltare il fruscio delle ali di un insetto. Ma forse è perché io sono un selvaggio e non comprendo. Un assordante frastuono sembra insultare le orecchie. E quale significato ha vivere in quei posti se l’uomo non può ascoltare il grido solitario del caprimulgo o il chiacchierio delle rane attorno ad uno stagno? Io sono un uomo rosso e non capisco. L’indiano preferisce il suono dolce del vento che si slancia come una freccia sulla superficie di uno stagno, e l’odore del vento reso terso dalla pioggia meridiana o profumato dal pino pignone.

L’aria è preziosa per l’uomo rosso, giacché tutte le cose condividono lo stesso respiro: gli animali, gli alberi, gli uomini tutti condividono lo stesso respiro. L’uomo bianco non sembra dare importanza all’aria che respira; come un uomo in agonia da molti giorni egli è intorpidito dal puzzo. Ma se noi vi venderemo la nostra terra dovrete ricordarvi che l’aria per noi è preziosa, che l’aria condivide il suo spirito con tutto ciò che essa fa vivere. Il vento che diede il primo alito ai nostri nonni è lo stesso che raccolse il loro ultimo sospiro. E il vento deve dare anche ai nostri figli lo spirito della vita. E se noi vi venderemo la nostra terra voi la dovete custodire divisa come sacra, come un luogo dove anche l’uomo bianco può andare ad assaggiare il dolce vento che reca le fragranze della prateria.

Così prenderemo in esame la tua offerta di comprare la nostra terra. Se decideremo di accettare io porrò una condizione: l’uomo bianco dovrà trattare gli animali di questa terra come suoi fratelli.

Io sono un selvaggio e non conosco altro modo. Ho visto migliaia di carcasse di bisonti imputridire sulla prateria abbandonati dall’uomo bianco che gli ha sparato da un treno in corsa. Io sono un selvaggio e non comprendo come il “cavallo di ferro” fumante possa essere più importante del bisonte, che noi uccidiamo solo per vivere.

Che cos’è l’uomo senza gli animali? Se tutti gli animali scomparissero, l’uomo morirebbe per la grande solitudine del suo spirito. Perché quello che accade agli animali, presto accadrà all’uomo. Tutte le cose sono collegate tra loro.

Dovrete insegnare ai vostri figli che il suolo che calpestano è la cenere dei nostri nonni. Affinché i vostri figli rispettino la terra, dite loro che essa si arricchisce con la dipartita dei nostri congiunti. Insegnate ai vostri figli quello che noi abbiamo insegnato ai nostri figli: che la terra è la madre di tutti noi. Tutto ciò che accade alla terra, accade ai figli della terra. Se gli uomini sputano sulla terra essi sputano se stessi. Così noi sappiamo. La terra non appartiene all’uomo; l’uomo appartiene alla terra. Così noi sappiamo. Tutte le cose sono collegate come i membri di una famiglia sono legati dallo stesso sangue. Tutte le cose sono collegate. Tutto ciò che accade alla terra accade ai figli della terra. Non è l’uomo che tesse la trama della vita: egli ne è soltanto un filo. Tutto ciò che egli fa alla trama lo fa a sé stesso.

Persino l’uomo bianco, il cui Dio cammina e dialoga con lui come amico con amico, non può sottrarsi al destino comune. Dopo tutto, possiamo essere fratelli. Vedremo. Una cosa noi sappiamo che forse l’uomo bianco scoprirà un giorno: il nostro Dio è lo stesso Dio. Voi forse pensate che lo possedete come volete possedere la nostra terra; ma non lo potete. Egli è il Dio dell’uomo, e la Sua misericordia è uguale per l’uomo rosso e per l’uomo bianco. La terra è a Lui preziosa e nuocere alla terra è accumulare disprezzo sul suo Creatore.

Anche i bianchi passeranno, forse prima di tutte le altre tribù. Continuate a contaminare i giacigli dei vostri focolari e una notte soffocherete nei vostri stessi rifiuti.

Ma nel morire risplenderete luminosamente, infiammati dalla forza del Dio che vi ha portato in questa terra e per qualche motivo speciale vi ha dato il dominio su questa terra e sull’uomo rosso. Questo destino è per noi un mistero, perché non capiamo quando tutti i bisonti vengono massacrati, i cavalli selvaggi domati, i luoghi più segreti delle foreste violati da molti uomini e la vista delle colline fiorite rovinata dai fili che parlano. Dov’è il bosco? Andato. Dov’è l’aquila? Andata.

Come dire addio all’agile pony e alla caccia? E’ la fine della vita e l’inizio della sopravvivenza.

Così prenderemo in considerazione la tua offerta di comprare la nostra terra. Se saremo d’accordo dovrai assicurarci la riserva che ci hai promesso. Là, forse, potremo finire i nostri brevi giorni come desideriamo. Quando l’ultimo uomo rosso sarà scomparso dalla terra e la sua memoria sarà solo l’ombra di una nube attraverso la prateria, queste spiagge e queste foreste conterranno ancora gli spiriti del mio popolo. Perché essi amano questa terra, come il neonato ama il battito del cuore di sua madre. Quindi se noi vi venderemo la nostra terra amatela come noi l’abbiamo amata. Abbiatene cura come noi ne abbiamo avuta. Conservate nella vostra mente la memoria della terra come è quando la prendete. E con tutta la vostra forza, con tutta la vostra mente, con tutto il vostro cuore, preservatela per i vostri figli e amatela… come Dio ama tutti noi.

Una cosa noi sappiamo. Il nostro Dio è lo stesso Dio. Questa terra è preziosa per Lui. Nemmeno l’uomo bianco può essere esonerato dal comune destino.

Possiamo essere fratelli, dopo tutto. Vedremo.”


L’uomo appartiene alla Terra, dal Blog di Marco Boschini

sabato 23 maggio 2009

A Giovanni Falcone



Il 23 maggio del 1992, alle 17:58, il neo Procuratore Nazionale Antimafia, istituzione da lui fortemente voluta, Giovanni Falcone, con la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della sua scorta, Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Di Cillo, saltano in aria, con cinque quintali di tritolo ammucchiato in un cunicolo sotto il manto dell'autostrada tra l'aeroporto e Palermo, all'altezza di Capaci.

Con il cuore affranto, ma nel quale si cela una imperitura speranza e una mai doma voglia di Resistenza, sgorgano parole dalla profondissima emotività e commozione, a testimonianza di una ferita mai del tutto cicatrizzata e di un dolore che solo la Verità e la Giustizia potrebbero, forse, lenire.

E una carezza è rappresentata non soltanto dalla seguente poesia di una mia carissima amica, ma anche dalla successiva riflessione di un amico siciliano, che meglio di molta altra gente, ha la capacità e la forza di trascinarci, corresponsabilmente, in un Passato che non è passato, ma che è un eterno Presente.



Cari Giovanni Falcone e Paolo Borsellino vi scrivo sperando che lassù in cielo, da qualche parte, tra una stella e l'altra, possiate ascoltare queste mie parole..
Ero piccola quando appresi la notizia della vostra morte, sapevo poco di voi, sapevo solo che eravate due bravi giudici, era quello che sentivo dire dai miei genitori..

Di quei giorni ho solo un vago ricordo sbiadito.. ma una cosa fu per me chiara da subito.. Sarà stata la sensibilità e la percezione innata dei bambini, a farmi capire che era successo qualcosa di molto grave.. avevo capito che la vostra morte non era la solita notizia da radio e telegiornale.. come se ne sentono ogni giorno..

Avevo capito che la gente aveva perso degli angeli.. qualcosa di prezioso..
E cosi sono cresciuta.. e crescendo ho imparato a conoscervi e ad amarvi leggendo la vostra storia, le vostre vicende.. ed ho imparato ad apprezzare il vostro coraggio, a lottare per le cause giuste, a credere nella giustizia e in un mondo migliore.. perchè con voi lo è stato..

Ho imparato a credere nel valore dell'onestà e non mi vergogno a dire che tuttora quando si parla di voi, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, il mio cuore trabocca.. e un misto di emozioni, di tristezza e di dolore lo pervadono.. è piu' forte di me.. ma accanto al mio dolore ci sono sensazioni di gioia e felicità derivanti dal pensiero che anche se per poco, persone meravigliose come voi, hanno potuto gestire e fare onore al nostro sistema giudiziario che ormai va sempre più a fondo..

Mi chiedo se voi foste qui cosa pensereste.. cosa direste, cosa consigliereste a noi giovani cosi desiderosi di cambiare il mondo.. mi chiedo se dinanzi allo schifo a cui stiamo assistendo conservereste ancora quel vostro splendido e dolcissimo sorriso che porto dentro me da sempre..

Caro Giovanni, caro Paolo, mi mancate davvero.. ma anche se non siete qui fra noi farò in modo che ogni mia scelta di vita, ogni mio gesto e azione sarà riflesso dei vostri insegnamenti e del vostro esempio..

Il cielo nonostante la sua immensità non potrà mai contenere tutta la vostra Grandezza...
E forse è per questo che una parte di voi è rimasta qui sulla Terra.. nei nostri cuori e nelle nostre vite..

E sarà cosi per sempre..

Vi voglio Bene. Mariella


Da leggere, Falcone. Un uomo e la sua solitudine di Pino Finocchiaro

venerdì 22 maggio 2009

"Mentì per salvare Berlusconi"



Il Tribunale di Milano nello scorso mese di febbraio ha condannato David Mills alla reclusione per 4 anni e sei mesi, senza concessione delle attenuanti generiche, oltre al pagamento delle spese processuali, al risarcimento del danno e alla pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici.

Oggi è stata depositata la motivazione della sentenza.

Il reato accertato è quello di corruzione in atti giudiziari commesso da David Mills. Mills è stato pagato da Silvio Berlusconi perchè rendesse false testimonianze in alcuni processi che lo riguardavano ("Guardia di finanza"e "All Iberian").

La Presidenza del Consiglio si era costituita parte civile e le è stato riconosciuto il risarcimento del danno conseguente al reato commesso da Mills, che ha leso i diritti fondamentali della pubblica amministrazione. La somma liquidata per risarcire il danno è di € 250.000 oltre alle spese processuali pari a 25.000 € (calcolati sulla base delle 47 udienze che si sono svolte).

Il processo per la corruzione di David Mills da parte di Silvio Berlusconi si era aperto con il rinvio a giudizio di entrambi nel 2006 (per i reati previsti dagli articoli 110, 319, 319ter e 321 del codice penale e commessi fino al 1998). La posizione di Berlusconi era stata stralciata in seguito all'entrata in vigore del "lodo Alfano" sull'immunità alle c.d. alte cariche dello stato.

Il Tribunale ha motivato con queste parole la sanzione irrogata a Mills:

"Alla dimostrata colpevolezza segue l’applicazione a Mills Mackenzie Donald David delle sanzioni di seguito indicate.

Nel determinare l’entità della pena da infliggere deve essere, in primo luogo, considerata l’oggettiva gravità della condotta, di assoluta rilevanza nei procedimenti in cui è stata posta in essere, anche in ragione della qualità e del numero dei reati ivi giudicati;

va poi considerato il ruolo istituzionale di alcuni dei soggetti imputati nei procedimenti penali in cui David Mills rendeva falsa testimonianza;

lo spessore degli interessi economici in questione;

l’entità del danno causato alla parte lesa, come verrà infra illustrato.

Deve parimenti essere tenuta in considerazione l’inusitata intensità del dolo, evidenziata dalla natura non occasionale delle condotte e dalla inflessibile determinazione con cui le stesse sono state progettate e portate a compimento dall’autore in tempi diversi ed innanzi ad Autorità giudiziarie differenti.

Da ultimo, non può non evidenziarsi il movente sotteso alle condotte di Mills. Egli ha certamente agito da falso testimone, da un lato, per consentire a Silvio Berlusconi ed al Gruppo Fininvest l’impunità dalle accuse o, almeno, il mantenimento degli ingenti profitti realizzati attraverso il compimento delle operazioni societarie e finanziarie illecite compiute sino a quella data; dall’altro, ha contemporaneamente perseguito il proprio ingente vantaggio economico.

Il collegio deve sottolineare che parte del lavoro dibattimentale svolto è stato dedicato specificamente alla approfondita verifica della tesi difensiva offerta dallo stesso imputato in ordine alla provenienza alternativa, di carattere lecito, della somma corruttiva; tesi rivelatasi alla fine totalmente falsa e frutto di un astuto tentativo personale di precostituzione di prove".

19 maggio 2009: la sentenza del Tribunale di Milano che condanna David Mills


Leggere anche:

Sentenza Mills: "15 anni di schifezze. Illeciti, reati penali, violazioni fiscali..."


lunedì 18 maggio 2009

Terremoto e ricostruzione: Una questione di manganelli


Enti locali esautorati e militarizzazione del territorio, tensioni e senso di abbandono. E l’esecutivo teme per l’ordine pubblico.

La militarizzazione imposta in Abruzzo - a più di un mese dal sisma - rischia di diventare il vero punto debole del governo. Percepita inizialmente come efficienza nel coordinamento dei soccorsi e poi come prevenzione dello sciacallaggio, ora è proprio la crescente militarizzazione a provocare reazioni di dissenso tra gli sfollati. E la preoccupazione aumenta con l’avvicinarsi del G8. Evento di cui si sa poco (gli interventi e le opere previste sono, ovviamente, coperte dal segreto) ma di cui, comunque, si temono gli effetti. La situazione è sempre più pesante sia a L’Aquila che nelle altre aree colpite dal sisma.

Diversi quartieri e l’intero centro storico del capoluogo, insieme a quelli delle frazioni e dei comuni del circondario, sono stati dichiarati “zone rosse” in cui è impedito l’accesso agli stessi residenti. La notte scatta una sorta di coprifuoco in cui gli unici mezzi in movimento sono quelli di esercito e forze dell’ordine, mentre videocamere ed elicotteri attrezzati con visori notturni, tengono sotto controllo tutto ciò che si muove. Contemporaneamente, alle forze dell’ordine s’impartiscono ordini schizofrenici: si controllano gli scontrini ai venditori di porchetta ma non si vigila sullo smaltimento dei rifiuti, si cerca di impedire ai giornalisti di testimoniare le reali situazione di emergenza e contemporaneamente si abbassa l’attenzione sulla “conservazione” delle prove dei crolli “anomali”. Intanto, tra le decine di migliaia di sfollati ci si comincia a rendere conto che il primo mese è passato senza che nessun intervento sia stato realizzato per consentire almeno l’accesso nelle “zone rosse”: non solo non sono state rimosse le macerie o messi in sicurezza gli edifici pericolanti ma nelle abitazioni inagibili non sono stati nemmeno svuotati i frigoriferi, con rischi di possibili epidemie.

Con i primi dubbi, si manifestano i malumori dovuti agli ultimi provvedimenti presi nelle tendopoli gestite dalla Protezione civile. Da una settimana, agli sfollati sono stati imposti braccialetti e tesserini di riconoscimento da esibire a ogni accesso. L’erogazione del servizio mensa ai terremotati degli accampamenti autogestiti è stata sospesa, come è successo a Paganica o Civita di Bagno. In una tendopoli de L’Aquila, il servizio è stato negato ai vigili del fuoco che protestavano per la fila eccessiva. Non si tratta di circolari ufficiali della Protezione civile. A decidere il giro di vite sono i singoli capi campo che a ogni avvicendamento reinterpretano i regolamenti in maniera più o meno rigida, fino al punto di sfiorare il libero arbitrio: in alcune tendopoli, come a Fossa, alcuni residenti sono costretti a ridiscutere il diritto a una tenda a ogni cambio del capo di turno, che impone un’applicazione burocratica delle direttive.
In questo clima, molte associazioni di volontariato disertano i magazzini della Protezione civile, preferendo distribuire gli aiuti direttamente agli sfollati degli accampamenti spontanei.

Gli abruzzesi stanno lentamente uscendo dal trauma emotivo causato dal terremoto e cominciano a rendersi conto della situazione in cui sono precipitati. Rimane la paura delle scosse che non si fermano ma aumenta la consapevolezza del futuro che li attende, e non ci stanno.
Gli enti locali, esautorati di ogni potere reale, cominciano a reagire e tentano di rompere il muro di silenzio e di far sentire la loro voce critica. Nascono anche i comitati spontanei: prima quelli creati da gruppi di studenti, professionisti, insegnanti, artisti e associazioni culturali, sportive o di categoria, ora quelli nei singoli paesi o tendopoli. E la prima richiesta è quella dell’informazione. Sarà un caso, ma è stata interrotta da alcuni giorni la distribuzione gratuita dei principali quotidiani nelle tendopoli e le edicole aperte in tutto il territorio si contano sulle dita di una mano.

Per ognuno di essi un solo comune denominatore: autorganizzarsi per rivendicare i diritti elementari di cittadinanza. Le rivendicazioni sono numerose: critica serrata al decreto del governo; rifiuto della militarizzazione del territorio; lotta allo smembramento dell’università e al trasferimento delle sedi istituzionali in altri territori; diritto dei cittadini a decidere i modi e i tempi della ricostruzione; ripresa dell’economia locale; garanzie contro le infiltrazioni della criminalità organizzata; difesa del territorio e dell’ambiente; recupero di monumenti, centri storici e opere d’arte. La progressiva sospensione dello Stato di diritto ha creato numerosi problemi alla società civile. Ma quello che ora preoccupa il governo è che si verifichi una saldatura tra le rivendicazioni degli enti locali e quelle dei comitati spontanei. In questo quadro, i comportamenti muscolari della Protezione civile vengono letti anche come segnali di nervosismo.

Terremoto e ricostruzione: Una questione di manganelli di Angelo Venti da L’Aquila [su Left del 15 maggio 2009]

sabato 16 maggio 2009

Un Paese sempre più allo sbando



In questi giorni nei quali viene farneticamente e demagogicamente criminalizzato il "diverso", tanto meglio se questo è un immigrato clandestino, il cui sangue è il nuovo oggetto di culto delle xenofobe ronde armate di manganelli tinteggiati dal verde padano, e nei quali ci si dimentica completamente di tutti i dati e le ricerche elaborate dai vari osservatori che riferiscono di come quasi il 60% di quelli che arrivano sui barconi avrebbe diritto di richiedere l'asilo (nel rispetto non solo del Documento di Ginevra del 1951 ma anche dell'art.10 della Costituzione) e di come la stragrande maggioranza di questi raggiunge l'italia con l'ottica di provare a costruire il proprio futuro onestamente e nel nome delle leggi, lavorando e pagandone i contributi, succede esattamente quello che, forse, non accadrebbe neanche nei Paesi dove la tortura è stata istituzionalizzata come strumento per accertare la verità.

Un Paese nel quale le ronde porteranno le organizzazioni criminali, già fortificate enormemente nei territori con la politica delle estorsioni e dell'usura, ad avere un controllo dei medesimi in modo legale. Anomalia a norma di legge, gravissima, che contribuirà a decurtare le già esigue risorse alle Forze dell'Ordine, le uniche deputate a garantire la sicurezza dei cittadini e le uniche che detengono le competenze per farlo in modo efficace ed utile. Emblematico che nonostante una cronica assenza di mezzi e di risorse (le più note, tra le tante, di non avere fondi per la benzina e per le fotocopie), sono stati recentemente consegnati alla Giustizia, in tutta italia, migliaia di delinquenti, finanche alcuni dei latitanti più pericolosi appartenenti ai vari clan della camorra e di cosa nostra.

Con la 'ndrangheta, ormai infiltratasi nel nord italia, soprattutto in Lombardia, che ha, come rivelano sia il Procuratore Nazionale Antimafia Pietro Grasso sia alcuni collaboratori di giustizia ritenuti attendibili, le mani sulla Tav, sull'Expo 2015, su tutti i più grandi appalti di opere pubbliche cofinanziate dall'Unione Europea. E solitamente in tutti i cantieri edili, centinaia di migliaia in tutto il Paese, per opere pubbliche o private, grandi medie e piccole, da chi è costituita la manodopera e la maestranza?

Da extracomunitari, da cittadini stranieri, spesso immigrati e clandestini, che una volta arrivati nella nostra nazione, abbandonati dalle istituzioni che non ne riconoscono la valenza sociale ed economica, oltre che quella culturale e morale, vengono "ingaggiati" per essere sbattuti come animali e carne da macello nei cantieri, senza assicurazione, senza giusti compensi, senza diritti, senza alcuna tutela.. La sicurezza sui luoghi di lavoro, la salute degli operatori dei processi edilizi, i compensi o lo sfruttamento "a nero", ma anche l'induzione alla prostituzione da parte di tantissime donne disperate sfruttate come bambole per i giochi perversi di qualche magnate in giacca e cravatta, e più in generale le ignobili condizioni nelle quali versano questi esseri umani, non meritano alcuna attenzione, non meritano alcun provvedimento legislativo, non meritano alcuna pietas e compassione laica o cristiana..

No, questa gente, non solo deve essere allontanata vilmente come si vorrebbe allontanare da noi la peste, ma chi ha gli anticorpi, chi non vuole piegare la testa, chi con dignità ed umanità vuole denunciare, deve essere eliminato e distrutto nella sua cittadinanza con la privazione totale dei diritti e delle libertà individuali.. Mi chiedo, infine, se Obama, quando arriverà in luglio per il G8 abruzzese (lo spostamento nelle aree terremotate rispetto all'iniziale collocamento in Sardegna determinerà uno sperpero di risorse pubbliche di oltre 320 milioni di euro, come rivela l'Espresso, con impianti già costruiti che saranno consegnate ai vandali come cattedrali nel deserto), sarà obbligato a mostrare il suo permesso di soggiorno, visto l'assurdo e razzista reato di "immigrazione clandestina" introdotto; oppure se i giocatori del Milan, tutti o quasi extracomunitari, a milanello avranno i tornelli per accedere ai campi sportivi affinchè sia registrata più facilmente la loro condizione di rifiugiati politici; oppure se le "peripatetiche" amiche di molti parlamentari promotori di festini a base di droga o di orgie, vedi la storia dell'ex udc Cosimo Mele (naturalmente candidato per il consiglio provinciale di brindisi, perchè fa politica chi ha certi curriculum..), per poter continuare ad esercitare la loro professione saranno promosse subito in parlamento (l'ideale sarebbe come ministre..) per garantire non solo l'eternamente agognata immunità (come i non pochi onorevoli e senatori che si vogliono cosi difendere dai processi e non nei processi..) ma anche il poter esibire questi acclarati tentativi di integrazione e di accoglienza..


"Il paese in cui è bello riconoscersi è quello fatto di comportamenti non di monumenti. Io so che quella parte d'Italia che si è in questi anni comportata capendo e accogliendo, è quella parte che vede nei migranti nuove speranze e nuove forze per cambiare ciò che qui non siamo riusciti a mutare."